Bimba morta di malaria, Fnsi: No alla caccia all'untore
mercoledì 6 settembre 2017

«I titoli di prima pagina di Libero e de Il Tempo sulla tragica morte per malaria della bimba trentina rievocano certa “caccia all’untore” di manzoniana memoria e non fanno certo onore alla nostra professione di giornalisti». Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Nicola Marini, e il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, intervengono così nella polemica innescata dai due quotidiani.

«Il ricorso a titoli sensazionalistici e privi di riscontri oggettivi nei confronti di persone straniere – proseguono in vertici di Ordine e sindacato –, oltre a minare la credibilità dell'informazione, viola il testo unico dei doveri del giornalista, in particolare in materia di diffusione di notizie sanitarie, ingenerando nell'opinione pubblica timori infondati».

Per Marini, Giulietti e Lorusso, inoltre «le generalizzazioni finalizzate ad incitare sentimenti di odio e di risentimento per motivi razziali contrastano, al di là dell'etica e delle regole professionali, con la missione primaria del giornalismo che deve saper costruire la fiducia dei lettori rispettando sempre la verità sostanziale dei fatti e la tutela delle personalità altrui».

La libertà di espressione ed il rispetto dell'art. 21 della Costituzione, concludono Fnsi e Cnog «non possono essere invocati per far passare messaggi di odio indiscriminato in una supposta interpretazione dei sentimenti dell'opinione pubblica che invece deve poter ricevere un’informazione corretta e scevra da suggestioni infondate».

Sulla vicenda interviene anche l'Ordine dei giornalisti del Lazio, che in una nota della presidente Paola Spadari e della segretaria Silvia Resta «prende le distanze e stigmatizza titoli e articoli come quelli apparsi oggi su Il Tempo di Roma ("ecco la malaria degli immigrati") e su Libero ("dopo la miseria portano le malattie"), espressioni – rilevano – che nulla hanno a che vedere con il giornalismo e con il racconto dei fatti, e che rischiano di avere un effetto di incitamento all'odio, alla violenza e alla discriminazione razziale».

Le Associazioni “Articolo 21”, “A mano disarmata”, “Progetto diritti”, la “Rete Nobavaglio” e “Amnesty International Italia” hanno dato mandato ai loro legali di studiare la possibile presentazione di un esposto-denuncia alla magistratura contro i quotidiani Libero e il Tempo per violazione della legge 25 giugno 1993, n. 205 che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali; nonché per violazione dell’articolo 658 del Codice Penale (procurato allarme).

«Nel numero in edicola oggi 6 settembre 2017 - spiegano in una nota le associazioni -, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri e Pietro Senaldi titola: “Dopo la miseria portano malattie” e il catenaccio dello stesso titolo “Immigrati affetti da morbi letali diffondono infezioni…”. Allo stesso modo il quotidiano romano in edicola oggi titola: "Ecco la malaria degli immigrati". Titoli e sommari prendono spunto da un’ipotesi tutt’altro che dimostrata e che invece viene data per certa e non trovano riscontro in notizie accertate, né per altro si possono configurare come “opinioni” affermando la fattualità di accadimenti mai avvenuti. Come cittadine e cittadini prima ancora che come professionisti dell’informazione, siamo per la libertà di espressione tutelata dall’articolo 21 della nostra Costituzione, ma siamo anche per il rispetto delle leggi (previsto anche dall’articolo 21 che recita: “La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”) e soprattutto siamo a favore di una libera informazione che tuteli il bene primario della democrazia: la verità. Chiediamo a cittadini, associazioni e forze politiche di unirsi a noi in questa battaglia di civiltà».

Fonte: FNSI.

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