Costante: ruolo della professione al centro dell'azione politica
giovedì 27 giugno 2019

I grandi temi della professione sono stati affrontati nell’assemblea di #ControCorrente, tenutasi nei giorni scorsi a Roma. Di seguito l’intervento integrale della coordinatrice Alessandra Costante.



E’ la prima volta che ci si trova dopo il congresso di Levico. Per la prima volta non è una riunione organizzativa, ma politica. In uno scenario completamente diverso, pur nella gravità della situazione.

Abbiamo un governo che continua a cannoneggiare l’informazione, è un governo in forma liquida, cambia idea continuamente, non ha prospettive di lungo respiro, vive alla giornata. Ma l’unica cosa che ha ripetuto, uguale a se stessa in questi mesi, è l’attacco ai certificatori, all’informazione professionale, a coloro che possono tagliare la strada all’idea di una dittatura della rete, sotto le mentite spoglie di una democrazia diretta che, come ha detto il professor Flick nella sua lectio magistralis in Fnsi venerdì scorso, non si sa dove sia diretta e soprattutto da chi sia diretta. Flick, non uno qualsiasi: uno che il M5S alla vigilia del referendum costituzionale avrebbe voluto ministro o chissà che altro. Poi evidentemente si sono accorti che Flick ama e conosce bene la Costituzione italiana, la carta su cui principi si fonda anche la nostra forza sindacale ControCorrente, ed hanno cambiato idea.

E’ un governo ondivago, ma con un elemento identitario e ideologico fortissimo. È la sua battaglia contro la libertà di informazione e qualsiasi tipo di mediazione e che quindi gli fa dire che vanno commissariati o cancellati Inpgi, Ordine, Fnsi e pure l’articolo 21 della Cost.

Una premessa: a Levico abbiamo vinto, stravinto. Un mese dopo abbiamo perso le elezioni del Fondo Complementare, abbiamo sbagliato i nostri calcoli.

Ora per la prima volta ControCorrente non ha una scadenza elettorale alle porte, non deve misurarsi con i numeri, ma solo – se si può dire solo – con la politica.

La domanda è questa: abbiamo avuto ragione a Levico? Erano fondate le nostre tesi congressuali, la nostra analisi politica? Noi pensiamo di si. Le ragioni fondative di ControCorrente si sono indebolite? No, noi pensiamo di no. Anzi. Gli attacchi continui che ci arrivano da dentro e da fuori la professione, ci fanno dire che ControCorrente ha colto nel segno, che l’idea di una forza sindacale che aggreghi e che non disgreghi, che abbia un progetto serio e non la semplice divisione di posti, stia spaventando chi è abituato a bordeggiare sotto costa, a sedersi al tavolo delle trattative solo quando ci sono posti e poltrone da occupare, chi fa bassa politica sindacale e non guarda mai verso il mare aperto.

Per questo ControCorrente e i suoi alleati non solo non devono fare passi indietro, ma anzi deve rivendicare e cercare la centralità del loro progetto nella professione intera: in Fnsi come all’Ordine, all’Inpgi come in Casagit. Non è un caso che negli istituti di categoria ControCorrente si sia già organizzata con coordinatori: Massimo Zennaro all’Inpgi, Gianfranco Summo in Casagit e presto anche all’Ordine. E proprio Casagit è stato l’ultimo banco di prova per ControCorrente che è stata centrale per portare a termine la riforma istituzionale della nostra “cassa sanitaria” per continuare a fornire ai colleghi l’assistenza sanitaria ben oltre i limiti temporali che uno studio attuarialeindicava nel 2026. Ringrazio Daniele Cerrato e i colleghi di Casagit per il lavoro fatto a nome di tutti noi.

Il progetto di ControCorrente è nelle cose che abbiamo già fatto, si legge in controluce in quello che facciamo quotidianamente negli enti. Siamo stati centrali nella campagna contro “I tagli e I bavagli”: la vicenda di Radio Radicale lo dimostra. Al governo continuiamo a chiedere una moratoria su tagli all’informazione e non più tardi della settimana scorsa, a testimonianza della nostra capacità di interloquire con la politica – checché ne dicano i nostri avversari – è stato consegnato un documento a premier Conte sulle nostre condizioni materiali: Cococo (che continuano ad essere I rider dell’informazione), i tagli all’editoria, le querele bavaglio e le minacce… Con il ministro Bonafede è stata aperta una linea sulle intercettazioni.

E ora a settembre #ControCorrente deve lanciare una grande campagna sulle libertà, sui diritti e sulle vite precarie, insieme alle associazioni regionali di Stampa, a Inpgi e Casagit, ai presidenti regionali dell’Ordine dei giornalisti, con cui facciamo squadra da sempre: penso a Paganini, Degano, Spadari, Bartoli, Birocchi, ai tanti colleghi che portano avanti il progetto di ControCorrente nelle loro regioni. E dobbiamo organizzarci, regione per regione.

E a proposito ringrazio i colleghi di #ControCorrente per il lavoro che stanno svolgendo in Stampa Romana, con le difficoltà che sono sotto gli occhi di tutti e che si leggono quotidianamente o quasi nei loro comunicati.

Lascio per ultima la vicenda Inpgi, il tentativo di commissariare la nostra categoria attraverso il nostro istituto di previdenza. Ringrazio Marina Macelloni per tutto quello che ha fatto e sta facendo, per i mesi di silenzioso lavoro nel tentativo di allargare la base contributiva. Non faremo noi il lavoro del commissario, non saremo noi I carnefici della nostra categoria: se il governo vuole tagliare le prestazioni o le pensioni lo faccia da solo, non saremo noi a consegnare l’informazione, il più alto dei diritti fondamentali, alla Casaleggio associati o a chi per essa. L’informazione è un bene primario, è democrazia: è una battaglia di tutti, non può essere una battaglia solo di noi giornalisti.

La forma liquida di questo governo, che dice e si contraddice nel giro di poche ore, che cerca di coprire con il fumo delle fake news le sue azioni, è però sempre ben visibile. Soltanto ieri il sottosegretario Crimi ha detto a Primaonline che non ha nessuna intenzione di commissariare l’iNpgi, che l’emendamento sul nostro istituto è stato scritto così per motivi tecnici e che in realtà loro stanno pensando di portare dentro l’INPS la partita degli ammortizzatori sociali: insomma un regalo ai giornalisti che vale 35-40 milioni di euro all’anno. Voi ci credete? Io no.

Noi conosciamo bene, perché l’abbiamo seguito passo passo, la nascita dell’emendamento, la lunga trattativa che c’è stata sotto, la divisione tra Lega e M5S quando c’è stato da votare la norma in commissione.

Questo governo che ama le fake news, che le usa come strumento di propaganda, salvo poi restarne soffocato. Un esempio: nessun paese europeo investe nell’informazione. Sbagliato e lo ha dimostrato una una ricerca commissionata proprio da Crimi in occasione degli Stati generali dell’Editoria: in Danimarca per il sostegno all’editoria vengono spesi 9,54 euro pro capite e tra 5 e i 6 euro negli altri paesi del Nord Europa; in Italia solo 1,11 euro. Fa peggio solo l’Austria. E i Paesi che non spendono direttamente però detassano le aziende editoriali.

Ciò che #Controcorrente deve dire sull’Ordine dei giornalisti lo dice con le parole di Cristiano Degano e Paola Spadari, coordinatori dei presidenti degli ordini regionali. Eccole.
Anche qui, più volte negli ultimi mesi alcuni esponenti politici e del Governo hanno messo in discussione l’esistenza dell’Ordine dei giornalisti. Lo stesso Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Vito Crimi, ha affermato la settimana scorsa che “la fine dell’Ordine dei giornalisti è naturale”.

Riteniamo invece che proprio nell’attuale panorama dell’informazione, affidata sempre di più ai social-media e agli algoritmi, è fondamentale il ruolo di chi è professionalmente formato (e aggiornato attraverso la formazione permanente) per accertare la fondatezza delle notizie, verificarne le fonti, certificarne la provenienza. Di chi è inoltre tenuto al rispetto della deontologia professionale.

Sono questi i punti di forza della nostra professione, garantiti appunto dall’appartenenza all’Ordine dei giornalisti. Certo, un’Ordine da riformare e da adeguare alle nuove realtà. La sua legge istitutiva risale al 1963 e da tempo il sindacato e gli stessi colleghi dell’Odg chiedono al Parlamento di mettere mano ad una legge di riforma. Il Cnog già lo scorso hanno ha presentato una sua proposta al Governo e alle forze politiche, approvata a larghissima maggioranza. Proposta che prevede, fra l’altro, la riforma dell’accesso alla professione con un percorso universitario, e il possesso di una laurea almeno di primo livello, per poter accedere all’esame di idoneità. Tutto questo proprio per qualificare sempre di più la professione giornalistica, che deve comunque tenere in considerazione anche le nuove figure professionali che stanno nascendo nel mondo dell’informazione e della comunicazione.

Come sarebbero quanto mai opportune, sempre da parte del Parlamento, delle modifiche alla legge Severino che ha istituto i Consigli di Disciplina per agevolare e rendere più efficace il loro lavoro. E’ necessario infatti garantire con procedure più rapide ed adeguate il rispetto delle regole deontologiche della nostra categoria.

Non è un problema di difesa corporativa ma di democrazia, perché un informazione libera e corretta, come ci ha ricordato più volte negli ultimi tempi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è alla base della nostra democrazia.

Il messaggio di Carlo Bartoli, presidente dell’Odg della Toscana

Cari colleghi e colleghe,

purtroppo oggi non posso essere con voi a Roma a causa di un impegno all’estero preso alcuni mesi fa.

Ci tengo però a manifestare la mia convinta adesione al progetto. Un’adesione la cui convinzione aumenta in ragione del difficilissimo momento che stiamo attraversando: un momento nel quale alla crisi del modello di redditività delle testate giornalistiche si somma un attacco pericolosissimo alla libertà di informazione.

Abbiamo sempre più bisogno di luoghi di elaborazione e di confronto che superino gli steccati delle vecchie componenti e che riescano a saldare in un fronte unico, coeso e consapevole tutte le forze impegnate nei vari enti di categoria e a tutti i livelli (nazionale, regionale, locale).

Controcorrente deve difendere i valori storici della professione sapendo innovare e guardare al nuovo, affrontando con coraggio le sfide e evitando di pensare che comunque il peggio passerà. Purtroppo non è così e pensarlo è un grave errore.

Solo superando i personalismi e mettendosi autenticamente al servizio della professione potremo riuscire a costruire un fronte che respinga gli attacchi al giornalismo, alla sua autonomia, alla sua indipendenza.

Abbiamo il dovere di provarci, lo dobbiamo ai colleghi che continuano a svolgere questa professione con dignità e onore, lo dobbiamo a chi merita un trattamento economico e normativo civile, lo dobbiamo al nostro primo e unico vero editore: i cittadini italiani che hanno diritto a un’informazione degna di una grande democrazia.

© www.sportrentino.it - strumenti per i siti sportivi - pagina creata in 0,125 sec.