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PREVIDENZA E SALUTE

Inpgi, conclusi i lavori della commissione tecnica per il riequilibro della gestione sostitutiva dell’Ago

Lo scorso 20 ottobre è giunta a termine l’attività della Commissione Tecnica incaricata di approfondire le misure di riforma volte al ripristino della sostenibilità economico-finanziaria della Gestione previdenziale dell’INPGI sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria.

Tale Gestione, come è noto, presenta una situazione di squilibrio economico imputabile, in particolare, al perdurare nel tempo delle condizioni di crisi del settore editoriale e al processo di contrazione del lavoro giornalistico svolto in forma dipendente per effetto delle trasformazioni del mondo dell’informazione e, più in generale, dei modelli organizzativi del tessuto imprenditoriale che prediligono il ricorso al lavoro autonomo.

La Commissione – istituita dall’art. 67, comma 9-quinquies, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 e di cui hanno fatto parte i rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Dipartimento per l’Editoria presso la stessa Presidenza del Consiglio, del Ministero del Lavoro, del Ministero dell’Economia e i vertici dell’INPGI – ha avviato i lavori il 7 settembre 2021 concentrandosi, in particolare, nell’analisi di due principali scenari di intervento, valutandone – oltre alle condizioni di fattibilità tecnica – i relativi impatti sui sistemi previdenziali e sulla finanza pubblica.

Il primo scenario è costituito dall’ipotesi di intervento sulla platea degli iscritti alla Gestione previdenziale dell’INPGI, prevedendo l’estensione della competenza assicurativa dell’Istituto anche a tutti i lavoratori occupati presso le aziende operanti nella “filiera” dell’informazione, a prescindere dall’iscrizione all’albo professionale dei giornalisti.

Sulla base di tale ipotesi verrebbero assicurati presso l’INPGI, oltre agli attuali iscritti, quei lavoratori che, a prescindere dalle mansioni svolte, prestano la loro attività presso le imprese editoriali e presso i relativi fornitori di contributi informativi e servizi amministrativi, individuati in base a parametri costituiti dai codici di classificazione ATECO e alle relative attività censite presso il Registro delle imprese.

Le elaborazioni e proiezioni statistico attuariali elaborate al riguardo, basate su una stima di circa 22.000 lavoratori attualmente assicurati presso l’INPS, fanno emergere il ripristino delle condizioni di sostenibilità economico finanziaria della gestione previdenziale nel medio-lungo periodo, anche in presenza di variabili macroeconomiche con un andamento eventualmente peggiore di quello ufficialmente stimato.

La seconda ipotesi presa in esame dalla Commissione ha riguardato, invece, l’eventualità di trasferire all’INPS la funzione previdenziale della Gestione sostitutiva dell’A.G.O. dell’INPGI, prevedendo dei criteri che siano in grado di garantire la tutela delle posizioni giuridiche già maturate dagli iscritti attivi e pensionati.

Lo scenario elaborato, quindi, realizzerebbe un trasferimento di un ramo di attività dall’INPGI all’INPS – comprensivo delle relative risorse strumentali e finanziarie che afferiscono a detto ramo – prevedendo, in via transitoria, un percorso tecnico-amministrativo per la definizione degli aspetti procedurali legati alla transizione delle posizioni previdenziali.

Sono state, al riguardo, approfonditi anche gli aspetti finanziari, che implicherebbero lo stanziamento di apposite risorse a carico del bilancio statale per la copertura dei relativi oneri che l’INPS sosterrebbe a seguito dell’acquisizione della Gestione previdenziale oggetto del trasferimento.

L’INPGI, in tale eventualità, manterrebbe comunque la propria autonomia, continuando a gestire le funzioni di previdenza e assistenza obbligatoria in favore dei colleghi che svolgono la professione in forma autonoma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, attualmente assicurate nell’ambito dell’apposita Gestione separata, istituita ai sensi del dlgs n. 103/96.

In merito ai due scenari descritti la Commissione ha redatto una apposita Relazione, corredata da due ipotesi di relative disposizioni normative attuative degli stessi, che sarà sottoposta – unitamente alla corposa e approfondita mole di documentazione esaminata e prodotta – all’attenzione del Governo per le opportune valutazioni.

“Le conclusioni della Commissione dimostrano il grande lavoro che l’Inpgi ha fatto per proporre una soluzione di sistema e tecnicamente percorribile alla propria situazione di crisi strutturale. Una soluzione – ha detto la Presidente Marina Macelloni – per la quale combatteremo fino all’ultimo. Se la politica sceglierà invece la strada del passaggio parziale all’Inps sappiamo che lo farà con un percorso, frutto di un negoziato difficile e non scontato, il più possibile tutelante degli iscritti e di tutte le loro prerogative. Questo era il nostro dovere di amministratori e penso che lo abbiamo assolto nel migliore dei modi. In ogni caso, l’Inpgi continuerà ad esistere e continuerà ad essere, come è sempre stato, un punto di riferimento fondamentale per i giornalisti”.

Fonte: Inpgi

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SINDACATO

Lorusso: ‘Precariato, aggressioni, querele: Governo e parlamento vogliono informazione debole’

Intervenendo al corso di formazione su “I nuovi fronti di attacco alla libertà di stampa” organizzato da Articolo21 nella sede del sindacato, il segretario generale della Fnsi ha posto l’accento sulle sfide che la politica «non può non affrontare per garantire ai cittadini il diritto di conoscere». Giulietti: «Se non arrivano risposte sarà necessario convocare davanti ai palazzi delle istituzioni croniste e cronisti sotto scorta».

«L’informazione è sotto attacco, in Italia e non solo. Ma se le istituzioni europee si stanno muovendo per contrastare querele bavaglio e minacce ai cronisti, nel nostro Paese governo e parlamento non sembra vogliano farsi carico delle criticità che attanagliano un settore, quello dell’editoria, vitale per la democrazia. È facile esprimere solidarietà dopo un episodio di minacce o una querela temeraria, noi invece riteniamo sia necessario intervenire prima, con provvedimenti concreti a tutela del diritto dei giornalisti di svolgere il proprio lavoro e di quello dei cittadini ad essere informati». Così Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, intervenendo al seminario su “I nuovi fronti di attacco alla libertà di stampa” organizzato da Articolo21 nella sede del sindacato.

«In Italia – ha aggiunto – il fenomeno più visibile è quello delle minacce e delle aggressioni fisiche, che la pandemia ha esacerbato aprendo le piazze a nazifascisti e negazionisti. Ma non meno pericoloso è il fenomeno delle querele bavaglio, problema che da anni portiamo all’attenzione del parlamento, dove ancora giacciono i provvedimenti annunciati». Così come, ha incalzato Lorusso, «da anni è in corso un sistematico attacco alle fonti».

Senza dimenticare le condizioni di fondo in cui i giornalisti sono costretti a operare: un mercato del lavoro dove il precariato dilagante è un altro fronte di attacco all’informazione. «Giornali e siti di notizie sono sempre più “appaltati” a colleghi precari costretti a lavorare senza tutele e per pochi spiccioli. A scapito della qualità dell’informazione. Questo è un problema che non può riguardare solo il sindacato dei giornalisti, ma deve riguardare governo e parlamento: è un problema di democrazia», ha rilevato il segretario Fnsi.

E ancora: le fake news, lo strapotere dei giganti del web, gli attacchi in rete. E il nodo Ordine. «Serve un Ordine – ha ammonito – che faccia rispettare le regole della professione, che imponga il rispetto dei doveri, perché i giornalisti non hanno solo diritti. Bisogna far capire all’opinione pubblica e alla politica che il giornalista che sbaglia non può restare impunito. Gli errori dei colleghi danneggiano l’intera categoria».

A fronte di tutto ciò, «la politica volge l’attenzione solo a commissariare l’istituto di previdenza. Commissariare l’Inpgi – ha concluso Lorusso – significherebbe commissariare l’informazione e noi questo non possiamo permetterlo. La situazione dell’Inpgi è la conseguenza delle condizioni del mercato dell’editoria e del lavoro. È questo il tema da affrontare. Chi ha il potere di fare le regole dica chiaramente: crede che l’informazione italiana vada lasciata morire lentamente? Non possiamo permetterlo. Esiste nella politica italiana chi vuole affrontare i nodi dell’articolo 21 della costituzione? Noi siamo pronti al confronto».

Fra i relatori del corso di formazione anche Giovanni Tizian, del Domani, che si è soffermato sulle azioni temerarie “preventive” come metodo per impedire la divulgazione di inchieste; l’avvocato Giulio Vasaturo; Graziella Di Mambro, del direttivo di Articolo21; Paola Spadari, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio; il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti.

«Querele bavaglio, fonti violate, iniquo compenso ai precari, minacce ai cronisti – ha snocciolato Giulietti –, a fronte di tutto questo assistiamo al silenzio delle istituzioni. Il sindacato c’è, è pronto a fare la sua parte. Se ci sarà richiesto ci costituiremo parte civile nei processi contro chi minaccia cronisti e giornali. Siamo già scesi in piazza per denunciare i rischi per l’informazione. Se non ci saranno provvedimenti urgenti sarà necessario convocare davanti ai palazzi delle istituzioni croniste e cronisti sotto scorta, minacciati, aggrediti mentre svolgono il loro lavoro e alzare il livello dello scontro per ottenere risposte concrete».

Fonte: FNSI

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PREVIDENZA E SALUTE

Lorusso: ‘Appello Fnsi e Fieg per tavolo permanente su editoria’

“È necessario e urgente intervenire sull’Inpgi, ma ancora di più lo è intervenire in modo organico e complessivo sulla crisi strutturale dell’editoria. Il commissariamento dell’Inpgi, invocato e auspicato da taluni, è inaccettabile perché, nell’immobilismo assoluto sulle altre criticità del settore, significherebbe che il governo vuole commissariare e indebolire l’informazione italiana, assestarle il colpo di grazia. Per questo, anche insieme con la FIEG, il sindacato dei giornalisti ha rivolto un appello al governo per avviare un tavolo permanente per l’editoria”. Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, in un’intervista a Radio Radicale.


“La crisi dell’Inpgi – ha spiegato Lorusso – è la conseguenza della crisi strutturale dell’editoria italiana e del mercato del lavoro. I posti di lavoro persi con uscite volontarie, incentivate e pensionamenti anticipati, sono stati rimpiazzati da lavoro precario, senza diritti. Occorre un tavolo di confronto fra governo e parti sociali per affrontare in modo organico e compiuto, e con la messa a punto di misure strutturali, le criticità della transizione digitale e le storture del mercato del lavoro. Serve una nuova legge dell’editoria. Su questi temi il governo è silente. Nessun provvedimento concreto per contrastare il precariato, il tavolo sull’equo compenso non viene convocato, non si vuole risolvere il problema delle liti temerarie, ma si vuole intervenire sulla previdenza in modo punitivo. Tutto ciò è inaccettabile e rischia di fare il gioco di chi vuole distruggere l’informazione professionale e indebolire i corpi intermedi della società. Questo significa cancellare la democrazia liberale: senza la buona informazione c’è il modello del capo e della folla”.


Nel corso dell’intervista, Lorusso ha parlato anche della necessità di tutelare il lavoro dei cronisti dalle minacce e dalle aggressioni fisiche di criminali e squadristi e dell’importanza del fondo per il pluralismo, che garantisce le voci delle minoranze, di intere comunità e realtà, che svolgono da sempre attività di servizio pubblico, come Radio Radicale.

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PREVIDENZA E SALUTE

Macelloni: Vogliamo estendere le tutele dell’Inpgi, non i privilegi

Di Marina Macelloni

In questo momento l’Inpgi sta pagando più di 2.600 trattamenti di solidarietà e di cassa integrazione, oltre 500 sussidi di disoccupazione e nei prossimi mesi dovrà fare fronte all’uscita per prepensionamento di circa 200 giornalisti. Ogni anno, ormai da un decennio, circa 7mila giornalisti sui 15mila che versano regolarmente i contributi, accedono agli ammortizzatori sociali. La differenza rispetto a quello che accade per tutti gli altri settori industriali è che il costo di questi ammortizzatori sociali è interamente a carico delle casse dell’Inpgi, che è dal 1995 una cassa di previdenza privata interamente sostitutiva dell’Inps per quanto riguarda la previdenza e l’assistenza dei giornalisti iscritti all’ordine: negli ultimi dieci anni quindi lo stato ha risparmiato 500 milioni pagati solo grazie ai contributi e al rendimento del patrimonio della cassa.

Se si vuole parlare del disavanzo dell’Inpgi e delle soluzioni possibili non si può che partire da qui. Il deficit di bilancio dell’istituto non viene da cattiva gestione o da faraonici privilegi che non esistono più dalla notte dei tempi. Viene dalla crisi di un settore industriale, l’editoria, travolto dagli effetti di una digitalizzazione selvaggia e non governata e su cui la politica finora è intervenuta poco e male. Da oltre dieci anni i governi, di qualunque colore, sono intervenuti solo per aiutare gli editori a ottenere stati di crisi. Questa è la proposta dell’Inpgi, presentata e discussa ampiamente dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio che l’ha valutata con grande attenzione. Non siamo noi a chiedere l’aiuto dello stato per «pagare le pensioni e i privilegi dei giornalisti», cioè quello che si paventa nell’articolo pubblicato nell’edizione di Domani di martedì 19 ottobre. Stiamo chiedendo esattamente il contrario: vogliamo continuare a pagare noi le pensioni e gli ammortizzatori sociali dei giornalisti e di tutti i lavoratori della filiera. Stiamo chiedendo alla politica uno sforzo di visione perché pensiamo che l’Inpgi, ancora autonomo e più largo, possa essere un alleato fondamentale per la rinascita del settore.

E tutto ciò, paradossalmente, non ha risolto nessuno dei problemi strutturali del settore. Il costo della transizione digitale, finora, è stato sopportato prevalentemente dai giornalisti: a tutti piace leggere le ultime notizie gratis sul telefonino e a nessuno interessa che questo comporti perdita di posti di lavoro, precarizzazione, conflitti generazionali nelle redazioni e una generale perdita di qualità dell’informazione.

Non si può affrontare il problema della cassa di previdenza, che è a valle di questo sistema, senza contemporaneamente affrontare il tema del sistema editoriale nel suo complesso, delle figure professionali nuove che emergono, dei modelli produttivi, di distribuzione, di fruizione del “prodotto informazione”. Questo giornale, nell’edizione di lunedì 18 ottobre, ha meritoriamente raccontato come i giornali cerchino di incrementare i ricavi trasformandosi in piattaforme di vendita. E questo è solo uno degli esempi di cosa sta succedendo nelle redazioni e che chiunque faccia questo mestiere sperimenta da anni sulla propria pelle.

Da queste riflessioni è nata, non in extremis ma più di quattro anni fa, la proposta di allargamento della platea di contribuenti all’Inpgi, cioè la possibilità di iscrivere all’Istituto anche soggetti non iscritti all’Ordine dei giornalisti ma che svolgono attività contigue a quella giornalistica: se è vero che dal 1995, anno della privatizzazione delle casse, il mondo del lavoro è profondamente cambiato, come fa una cassa di previdenza che vuole restare autonoma ad intercettare questi cambiamenti e a rappresentare e tutelare platee di lavoratori che si trasformano e si evolvono?

La risposta più facile è quella meno convincente e più costosa per le casse dello stato: l’ente non ce la fa, non incassa abbastanza contributi per pagare le pensioni e di conseguenza tutte le prestazioni passano a carico del bilancio pubblico, percorso previsto dal decreto 509 e garantito dall’articolo 38 della Costituzione.

RIFORMARE IL SETTORE

La risposta più complicata ma al tempo stesso più efficace se si vuole cominciare a parlare di riforma dell’editoria è quella di considerare la filiera industriale nel suo insieme e offrire inclusione, rappresentanza previdenziale e tutele, non privilegi, a tutti i lavoratori coinvolti nel processo di ideazione, elaborazione e produzione dei nuovi prodotti editoriali.

Questa è la proposta dell’Inpgi, presentata e discussa ampiamente dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio che l’ha valutata con grande attenzione. Non siamo noi a chiedere l’aiuto dello stato per «pagare le pensioni e i privilegi dei giornalisti», cioè quello che si paventa nell’articolo pubblicato nell’edizione di Domani di martedì 19 ottobre. Stiamo chiedendo esattamente il contrario: vogliamo continuare a pagare noi le pensioni e gli ammortizzatori sociali dei giornalisti e di tutti i lavoratori della filiera. Stiamo chiedendo alla politica uno sforzo di visione perché pensiamo che l’Inpgi, ancora autonomo e più largo, possa essere un alleato fondamentale per la rinascita del settore.

Se la politica e gli apparati tecnici dello stato, in nome dell’universalismo delle prestazioni, non avranno il coraggio di percorrere questa strada appesantiranno i conti pubblici e perderanno l’ennesima occasione per riformare un settore industriale che sta morendo.

Editoriale di Marina Macelloni, presidente Inpgi, apparso sulle pagine di Domani, il 23 ottobre 2021.

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GRUPPI

Nominato nuovo direttivo Gus Taa, Belli presidente

Il Gruppo uffici stampa del Trentino Alto Adige, riuniotosi oggi, ha nominato la collega Patrizia Belli alla carica di presidente, e la collega Angelica Schrott a quella di vicepresidente, nonché Paolo Milani a segretario.

L’attività si concentrerà nel prossimo triennio nel rinsaldare il rapporto colleghe e colleghi degli uffici stampa pubblici e privati, partendo dai recenti contratti firmati in Provincia a Trento, a Bolzano e in Regione, favorendone – d’intesa con il sindacato regionale – l’estensione. Inoltre, verranno organizzati a breve due incontri a Trento e a Bolzano.

Il Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige (Sjg) esprime le proprie congratulazioni ai colleghi e augura loro buon lavoro.

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SINDACATO

‘Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana’

Una lettera-appello pubblicata sui principali quotidiani per sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sui problemi che attanagliano il settore e chiedere a Governo e Parlamento di «non lasciar morire l’informazione italiana». 

Dopo le ripetute richieste di intervento, le denunce pubbliche, le manifestazioni in piazza, la proclamazione dello stato di agitazione da parte del Consiglio nazionale, la mobilitazione della Fnsi arriva anche sulle pagine dei giornali.

«Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco», si legge nell’annuncio stampa. «I giornalisti – incalza il sindacato – sono nel mirino di organizzazioni criminale e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro. Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele e con retribuzioni indegne di un Paese civile».

Quindi l’affondo: «Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato».

E poi il “nodo” Inpgi. «Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento – l’appello della Fnsi – non lascino morire l’informazione italiana».

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GRUPPI

L’informazione non può essere delegata agli algoritmi

Un laboratorio nazionale di formazione giornalistica permanente sullo sviluppo di competenze e del pensiero critico sulla base delle esperienze maturate dalle Università di Padova e Bolzano e della Fondazione Bruno Kessler di Trento.

Ha lanciato la proposta il presidente della FNSI Giuseppe Giulietti al convegno di Bolzano sull’informazione che non può essere delegata agli algoritmi dell’intelligenza artificiale, organizzato dalla LUB insieme ai Sindacati Giornalisti del Trentino Alto Adige, del Veneto e dell’Ordine regionale dei Giornalisti.

Occorre mettere a sistema sinergicamente gli studi e le ricerche sulla digitalizzazione dei processi produttivi e culturali. La AI può essere complementare nell’aiutare i giornalisti nel loro lavoro, ma certo non può e non deve sostituirne la funzione di mediazione e di interpretazione critica.

Uno degli antidoti più efficaci alle fake news è la formazione all’uso degli strumenti mediatici: servono attrezzi, alfabeti, competenze. 

A confronto studiosi di FBK, Università di Padova, Bolzano, Roma Tor Vergata, Norwegian University, Facta news, ODG di Trento e Firenze.

Nell’occasione, è stato anticipato che il 13 novembre si concluderà con la discussione delle tesi il corso di alta formazione dell’Università di Padova sulla passione dell’informazione e l’inclusione sociale.

Fra gli interventi più apprezzati quello del prof. Francesco Profumo, nella sua qualità di presidente della Fondazione Bruno Kessler da tempo impegnata nella ricerca specialistica per contrastare la disinformazione. Ed è in tale contesto che lo stesso Profumo ha dichiarato di apprezzare il “modello” inaugurato dalla Fnsi con il laboratorio di Padova e Bolzano.

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SINDACATO

Sjg al fianco della Cgil contro il neofascismo

“Il Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige (Sjg) insieme alle Assostampa di Trento e di Bolzano solidarizzano con la Cgil nazionale e regionale per l’inqualificabile aggressione di stampo neofascista con l’invasione e l’aggressione della sede centrale di Roma. Si tratta di atti vili ed ignobili che attentano ai valori della convivenza civile e della Costituzione Italiana”. Lo affermano in una nota i segretari Rocco Cerone, Patrizia Belli e Diana Benedetti.

“Le immagini trasmesse da tutti i telegiornali ieri – proseguono gli esponenti sindacali – non le avremmo mai voluto vedere. La libera manifestazione del pensiero su vaccinazioni e green pass nulla ha a che vedere con il caos che è stato inscenato ieri ad arte a Roma da gruppi neofascisti. È davvero preoccupante questo rigurgito neofascista, condannato ed espulso dalla storia, che ha trovato e troverà la ferma condanna dei giornalisti, che continueranno a rappresentare il baluardo della democrazia, come dimostrato dal Premio Nobel per la Pace 2021 tributato a due giornalisti. Continueremo ad essere vicini alla Cgil, che dal 1945 fa parte del parlamentino della FNSI.”.

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SINDACATO

Sjg, solidarietà ai colleghi del Tgr di Bolzano

L’Ordine dei Giornalisti del Trentino-Alto Adige e il Sindacato Regionale dei Giornalisti FNSI esprimono piena e convinta solidarietà ai colleghi della redazione della TGR di Bolzano fatti oggetto di ingiustificati attacchi riguardo a un servizio trasmesso nei giorni scorsi e relativo a uno studio promosso da esponenti no vax. Il collega autore del servizio ha svolto il proprio compito con il dovuto equilibrio, l’opportuna continenza mettendo in risalto quanto riferito dai relatori ma specificando anche la ridotta credibilità dello studio in oggetto e la sua scarsa attendiblità comprovata anche da quanto pubblicato da alcuni siti di debunking. Non è compito dei giornalisti censurare le altrui opinioni ma al più è loro dovere filtrarle e dare all’utenza, in questo caso telespettatori e radioascoltatori, un quadro il più preciso e completo possibile di ciò che accade. Ed è esattamate quanto fatto dalla redazione Tgr di Bolzano.

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Nobel per la pace ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov

«La decisione di assegnare il Premio Nobel per la pace 2021 ai giornalisti Maria Ressa e Dmitry Muratov è un riconoscimento importante al giornalismo di inchiesta che svolge un ruolo insostituibile nell’illuminare le periferie del mondo e non a caso è sempre più nel mirino di regimi e criminali». Così la Federazione nazionale della Stampa italiana nel commentare la notizia dell’assegnazione del Premio.

«L’auspicio – prosegue il sindacato dei giornalisti – è che questo riconoscimento sia uno sprone per le istituzioni nazionali e internazionali ad adottare i provvedimenti a tutela del diritto di cronaca più volte annunciati a mai approvati».

Maria Ressa e Dmitry Muratov vengono premiati per i loro sforzi per salvaguardare la libertà di espressione, «precondizione cruciale per la democrazia e una pace duratura», per «la democrazia e la protezione contro guerre e conflitti». Si tratta di «un diritto fondamentale da tutelare e da difendere» perché «senza la libertà di espressione e la libertà di stampa sarà difficile promuovere con successo la fraternità tra le nazioni, il disarmo e un ordine mondiale migliore», si legge nelle motivazioni del Comitato per il Nobel, che riconosce la «coraggiosa lotta per la libertà di espressione nelle Filippine e in Russia» dei due giornalisti.

Insieme con loro sono stati ricordati «tutti i giornalisti che difendono questo ideale in un mondo in cui la democrazia e la libertà di stampa affrontano condizioni sempre più avverse».

In particolare, «Maria Ressa usa la libertà di espressione per denunciare abusi di potere, l’uso della violenza e il crescente autoritarismo nel suo paese natale, le Filippine». In Russia, invece, Dmitry Andreyevich Muratov ha difeso per decenni la libertà di parola in condizioni sempre più difficili. Il Comitato per il Nobel riconosce la Novaja Gazeta, da lui fondata e nel quale è caporedattore da 24 anni, come «il giornale più indipendente in Russia, con un atteggiamento fondamentalmente critico nei confronti del potere». Novaja Gazeta per la quale lavorava anche Anna Politkovskaja, cui il Comitato norvegese ha tributato un ricordo.

«Il giornalismo libero, indipendente e basato sui fatti serve a proteggere dall’abuso di potere, dalle bugie e dalla propaganda di guerra», rileva il Comitato per il Nobel, convinto che «la libertà di espressione e la libertà di informazione aiutino a garantire un pubblico informato».

Fonte: FNSI