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Presunzione di innocenza, Lorusso: ‘Non impedire il lavoro dei cronisti’

«Dire che il problema della privacy o della presunzione di innocenza si risolve impedendo ai cittadini di conoscere e impedendo ai giornalisti di scrivere rappresenta sicuramente una violazione dell’articolo 21 della Costituzione». Così Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, a margine del convegno “Magistratura e stampa. Democrazia, informazione, giurisdizione”, organizzato a Bari dall’Associazione nazionale magistrati in collaborazione con il Comune, l’Ordine degli avvocati di Bari e l’Ordine dei giornalisti di Puglia.

«La stampa – ha evidenziato Lorusso – esercita un controllo democratico e quindi dare notizie, anche coperte da segreto, quando c’è un evidente interesse collettivo a conoscerle, significa fare gli interessi dell’opinione pubblica e soddisfare il diritto dei cittadini a essere informati. Anche perché, come più volte sottolineato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, il principio di presunzione di innocenza è rispettato dalla stampa nel momento in cui nell’ambito dell’articolo o del servizio si dice chiaramente qual è lo stato del procedimento».

Per il segretario Fnsi, inoltre, è «pretestuosa e ideologica la battaglia che si sta cercando di condurre in Italia per impedire ai giornalisti di pubblicare notizie sulle indagini», mentre ad esempio «l’inchiesta in corso sul cosiddetto Qatargate sta dimostrando come anche negli altri Paesi si faccia esattamente la stessa cosa».

Del resto, ha evidenziato ancora, «che ci sia qualche problema lo ha riconosciuto l’altro giorno anche il ministro della Giustizia, dicendo che siamo passati da un diluvio di informazioni a un’assenza totale di informazioni. È chiaro che deve esserci una via di mezzo. Lui ha aperto a un confronto per il cambiamento e noi siamo pronti a confrontarci con lui».

Al seminario era presente, fra gli altri, anche il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, che, incontrando i giornalisti, si è soffermato su un altro tema “caldo”: quello delle intercettazioni. «Le intercettazioni hanno due problemi – ha rilevato – uno riguarda la pubblicazione e l’altro i costi. Sul primo ci vorrà qualche intervento per evitare questa corsa al gossip».

Dal canto suo, il segretario Lorusso ha poi posto in evidenza i «tanti altri modi con cui la stampa viene colpita in Italia, come quello delle cosiddette liti temerarie o querele bavaglio che servono a intimidire il giornalista che vuole fare giornalismo investigativo e illuminare determinate situazioni. L’altro, sempre più preoccupante – ha aggiunto –, è andare a colpire le fonti dei giornalisti attraverso atti fortemente invasivi come il sequestro degli strumenti di lavoro, l’acquisizione di tabulati telefonici, se non proprio pedinamenti, come recentemente si è dimostrato in due casi che hanno riguardato Report».

Fonte: FNSI