Solidarietà del Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige Südtirol ai colleghi del gruppo La Stampa in sciopero oggi per pretendere chiarezza sul loro futuro. Non si può azzerare una storia di un secolo e mezzo del presidio di libertà e di democrazia rappresentato dal quotidiano torinese che ha sempre tenuto aperta una finestra sul mondo. L’Associazione regionale di stampa di Bolzano è vicina anche alla Subalpina, alla Valdostana ed alla Ligure nell’azione di lotta nel pretendere dalla proprietà che non venga svenduto un patrimonio del Paese e che venga garantito un futuro a coloro che lavorano nel gruppo afferente La Stampa.
Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige Südtirol al voto fino a giovedì 4 dicembre per modifica allo statuto risalente al 1972. Si tratta di un atto dovuto per l’adeguamento alla normativa fiscale del Testo Unico sulle Imposte dei Redditi ed allo statuto Fnsi. Urne aperte nell’ufficio di Corso Italia 20 a Bolzano con orario 8/16 e all’Ordine in via Grazioli 5 a Trento con orario 9/16. Seggi aperti anche nelle principali redazioni di Bolzano e di Trento.
(ANSA) – MADRID, 20 NOV – Meta, il colosso tecnologico proprietario di Facebook e Instagram, è stata condannata a risarcire per oltre 542 milioni di euro oltre 80 media spagnoli per concorrenza sleale. La sentenza, emessa da un giudice del tribunale mercantile di Madrid, riguarda la causa intentata dall’Associazione dei Media di Informazione (Ami), che raggruppa le principali testate iberiche, fra cui El Pais. La condanna, di cui danno notizia i media, fra cui il quotidiano del gruppo Prisa, prevede il pagamento di 479 milioni di euro alle case editrici e alle società titolari dei diritti di pubblicità, 60 milioni per interessi e 2,5 milioni per risarcire l’agenzia Europa Press, fra gli altri. La causa riguarda l’uso dei dati da parte di Meta per la vendita di pubblicità personalizzata tra maggio 2018 e luglio 2023 – anno in cui è stata effettuata la denuncia – senza il consenso esplicito richiesto dal Regolamento europeo di Protezione dei dati.(Gdpr). Il risarcimento tiene conto di un danno da lucro cessante stimato in 551 milioni di euro, cifra che si avvicina alla condanna inflitta. (ANSA). 20/11/2025 11:25
“Verissimo, è stata la Fnsi ad interrompere il tavolo delle trattative perché dopo quasi dieci anni di buio contrattuale la proposta degli editori è stata considerata irricevibile come abbiamo scritto in un documento pubblico del 23 luglio 2025”. Lo dice Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, in risposta alle dichiarazioni rilasciate del vicepresidente della Fieg Francesco Dini a margine dell’evento del Gruppo Corriere dell’Umbria dedicato a editoria e informazione.
“La proposta – prosegue Costante – era un aumento in EDR di 150 euro lordi in due anni a fronte di una perdita di potere di acquisto dei nostri salari valutata dall’Istat quasi del 20%. Proposta che avrebbe voluto anche un salario di ingresso per i nuovi assunti, quindi un altro sconto sul costo del lavoro. Come ha detto a Città di Castello il sottosegretario Barachini l’editoria ha ricevuto forti finanziamenti. Anche sotto forma di prepensionamenti: 350 posizioni nell’ultimo anno a spese dei contribuenti italiani. E su Ai e Ott gli editori non hanno voluto condividere un percorso con i giornalisti. E infine, per quanto riguarda l’equo compenso, da anni stanno facendo ostruzionismo per poter continuare a lucrare sui più deboli pagati 5 euro al pezzo”.
La segretaria generale del sindacato dei giornalisti conclude: “Il gioco degli editori è chiaro: privatizzare i guadagni e socializzare le perdite. Un gioco inaccettabile”.
Tra il 2024 e il 2025 il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha realizzato due importanti guide dedicate al tema della comunicazione della disabilità: “Informare sulla salute mentale”, in collaborazione con Rai per la Sostenibilità ESG, e “Comunicare la disabilità. Prima la persona”, redatta dallo scomparso giornalista disabile Antonio Malafarina e dai colleghi Claudio Arrigoni della Gazzetta dello Sport e dal consigliere nazionale dell’Ordine nazionale dei Giornalisti Lorenzo Sani. Queste pubblicazioni costituiscono un punto di riferimento per promuovere un nuovo linguaggio, rispettoso e inclusivo, capace di valorizzare la persona anche nel racconto delle prestazioni sportive agonistiche.
Il Sindacato dei giornalisti del Trentino-Alto Adige e TSM-ADM Accademia della Montagna, in collaborazione con CIP – Comitato paralimpico italiano e la rivista “Oltre gli ostacoli”, promuovono la II edizione del seminario “Comunicare la disabilità. Il contributo dell’informazione sportiva nella promozione di una cultura dell’accessibilità e dell’inclusione”.
L’iniziativa, organizzata alla vigilia delle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026, si inserisce all’interno di un più ampio percorso di ricerca e formazione sul linguaggio inclusivo.
Il seminario, della durata complessiva di tre ore, si articolerà in due sessioni.
Comunicare la disabilità – II edizione Mercoledì 10 dicembre dalle ore 10.00 presso il MUSE-Museo delle Scienze di Trento.
Programma Prima parte Sport e accessibilità: nuovi linguaggi per l’inclusione Gianluca Cepollaro, TSM-ADM Accademia della Montagna
Verso Milano-Cortina 2026 Massimo Bernardoni, CIP – Comitato paralimpico italiano Trentino-Alto Adige
Informare sulla salute mentale. Una guida del Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti e di Rai per la Sostenibilità ESG Lorenzo Sani, Ordine nazionale dei Giornalisti
Seconda parte – Tavola rotonda Intervengono Franco Bragagna, telecronista sportivo, Rai Fabrizio Franchi, consigliere nazionale Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti e caposervizio dell’Adige Stefano Silva, giornalista sportivo, Rai
Modera Rocco Cerone, segretario regionale del sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige
La partecipazione al convegno è gratuita con iscrizione obbligatoria online su questa pagina fino ad esaurimento posti. Il posto sarà riservato a tutti gli iscritti fino all’orario di inizio dell’incontro.
Un giorno di sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico scaduto nel 2016.
La Giunta esecutiva della Federazione nazionale della Stampa italiana, riunita a Roma mercoledì 12 novembre 2025 insieme con la Consulta delle Associazioni regionali di Stampa, ha deciso all’unanimità di proclamare per venerdì 28 novembre l’astensione dal lavoro dei giornalisti di quotidiani, periodici, agenzie di stampa, testate online, radio e televisioni nazionali che applicano il contratto di lavoro Fnsi – Fieg.
Mentre il giorno prima, giovedì 27 novembre, il Consiglio nazionale della Fnsi si riunirà in piazza dei Santi Apostoli, a Roma, per lanciare la mobilitazione che l’indomani porterà i giornalisti allo sciopero.
Il sindacato rivendica dignità per il lavoro dei colleghi dipendenti e lavoratori autonomi, norme per il corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, il riconoscimento anche economico del ruolo cruciale che il giornalismo riveste nell’ordinamento democratico del nostro Paese.
Perché “il nostro lavoro vale”.
I giornalisti sono lavoratori come tutti gli altri e hanno bisogno di un contratto. Dal loro contratto e dalle loro tutele sindacali dipende un’informazione libera, autonoma e autorevole nei confronti dei cittadini, ai quali altrimenti rimarrebbero solo notizie manipolate dai grandi colossi del web.
Come disse nel 2023 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “il contratto di lavoro dei giornalisti – scaduto ormai da anni – costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”.
Care Colleghe, Cari Colleghi,Nell’ambito della riorganizzazione interna tesa ad economizzare le risorse economiche in continua contrazione ed approfittando della scadenza del contratto di affitto, il Sindacato dei Giornalisti si trasferirà in Corso Italia 20.
Il nuovo ufficio di Sindacato, Casagit, Inpgi, Ungp, sarà operativo nella nuova sede a partire da lunedì 17 novembre alle ore 8.
Ecco il nuovo numero di telefono: 0471 1817271
Grazie per la collaborazione.
La Tesoriera Gianna Zortea Il Segretario regionale Rocco Cerone Il Fiduciario Casagit Peter Malfertheiner Il Delegato Inpgi Lorenzo Basso Il Presidente Ungp Beppe Sgambellone
È stata presentata nel mese di ottobre scorso a Bolzano nella sede della Libera Università al NOI Techpark, la Carta di Bolzano nel corso della giornata di studi organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa, Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige a cui hanno presenziato i vertici della FNSI, il segretario regionale del Sindacato Rocco Cerone, docenti universitari e giornalisti direttori di testate regionali.
LA CARTA DI BOLZANO
L’Intelligenza Artificiale (IA) produce e produrrà sempre di più profondi mutamenti anche nella particolare e rilevante attività umana del giornalismo. Negli anni ’80 del secolo scorso, l’introduzione delle nuove tecnologie (computer, sistemi editoriali informatici, ecc.) contribuì a un notevole cambio di paradigma: il lavoro giornalistico mutò radicalmente e in breve tempo i vecchi strumenti vennero sostituiti da macchine sempre più rapide e “intelligenti”. Una trasformazione che, con il tempo, non ha riguardato solo i devices e la configurazione di una rete sempre più ampia (vere e proprie protesi, ormai indispensabili) ma anche nuove sensibilità culturali e atteggiamenti mentali che hanno inciso profondamente nel lavoro di chi ha il diritto e il dovere di informare la collettività.
Internet, nuove piattaforme e dispositivi sempre più complessi e fruibili, rappresentano l’ulteriore evoluzione delle profonde modifiche degli ultimi decenni. La continua trasformazione digitale e quelli che sono stati definiti i “cambiamenti algoritmici”, sono un sistema complesso, innovativo e utile (ormai necessario), ma non scevro da rischi.
L’Intelligenza Artificiale (espressione oltremodo sintetica e per molti aspetti non appropriata) pervade ormai la nostra vita. Tutti la utilizziamo, ma il più delle volte senza saperlo: quando usiamo il telefono, prendiamo un aereo, accendiamo un elettrodomestico, ecc. Non ne siamo consapevoli; oppure lo siamo, ma in modo superficiale. Se sappiamo, quanto meno a grandi linee, come si muovono (ed evolvono) scienza e tecnologia, non facciamo caso (possiamo non fare caso) a cosa è “dentro” e “dietro” gli strumenti che utilizziamo: nei fatti ci interessa solo il risultato (comunichiamo con il telefono, navighiamo in internet, voliamo in sicurezza, risolviamo le incombenze domestiche).
Questo per l’informazione giornalistica non basta: in tale particolare ambito della nostra vita individuale e collettiva non possiamo essere superficiali. Non basta alle cittadine e ai cittadini che devono (hanno il diritto di) sapere che ciò che leggono, ascoltano, vedono è frutto di un attento lavoro e di un chiaro discernimento, i quali certamente non possono essere (solo) meccanici. Conseguentemente, non basta alle giornaliste e ai giornalisti, che hanno il dovere (oltre che il diritto) di poter acquisire i dati da fonti sicure, certe e autorevoli e di poterli rielaborare criticamente secondo la loro sensibilità e la loro cultura.
Ragione e coscienza: ogni persona ne è dotata. Ma alla ragione e alla coscienza si aggiunge per le giornaliste e i giornalisti, come asseverato da una pluriennale elaborazione giuridica e giurisprudenziale, la creatività, nel senso più ampio del termine. Una macchina, anche la più complessa fino ad ora realizzata, possiede ragione, coscienza, creatività? Possiamo certamente affermare che di coscienza – a meno di non oltrepassare il confine tra scienza e fantascienza – la macchina non è dotata; ma per la ragione e la creatività il discorso è più articolato. Se per ragione intendiamo la capacità di eseguire calcoli complessi e rapidi, la ricerca di input rilevanti e la loro sistemazione logica; e se per creatività la possibilità di produrre output originali e coerenti in virtù di un efficace addestramento, si potrebbe affermare che la macchina è dotata di ragione e creatività e, cioè, di intelligenza artificiale generativa. Ma la coscienza e tutto quello che essa presuppone e comporta?
Se definiamo coscienza la consapevolezza del valore morale del nostro operato, il discernimento tra bene e male, la facoltà di piena comprensione e valutazione dei fatti che si verificano nella sfera della nostra esperienza e, conseguentemente, la possibilità di assumere decisioni appropriate nel più ampio panorama dell’etica dell’agire, la macchina, pur complessa che sia, rimarrà sempre indietro, se non proprio al punto di partenza. L’IA generativa può ragionare e creare, nel senso esplicitato, ma certamente non può prendere decisioni “coscienziosamente” determinate, la cui complessità non è frutto di algoritmi, ma di quel bagaglio di esperienza e valori umani che la macchina non può neppure lontanamente imitare.
Il ruolo del giornalista è quindi insostituibile. L’IA che utilizza può anche essere generativa, sempre nel senso già esplicitato, ma il professionista dell’informazione non può fermarsi a ciò che essa genera. È lui che deve (ulteriormente) generare il quid pluris che rende l’informazione oggettiva, equilibrata, rispettosa e, nello stesso tempo, libera, critica ed efficace. Generare tutto questo per una macchina è troppo difficile? Sì, forse impossibile. E mai come in questo caso la difficoltà (anzi, l’impossibilità) è bene, è etica. Gli algoritmi hanno cambiato la nostra vita, ma non possiamo consentire che la stravolgano. Libertà di pensiero e di azione, diritti sociali e civili, democrazia (vera), sono garantiti dall’informazione.
Se l’informazione non è libera non è informazione, ma indottrinamento culturale, sociale e politico. Se l’informazione non è libera è, nella migliore delle ipotesi, espressione di potere oligarchico. E l’informazione non è libera quando è l’algoritmo (che è sempre creato da e in mano di qualcuno che algoritmo non è) ad arrivare, senza alcun ulteriore processo decisionale umano, alle cittadine e ai cittadini. L’algoritmo c’è, ma non si vede. E se non si vede, chi lo crea e lo utilizza ha un potere su di noi, di pensiero e di azione, che fino a poco tempo fa non era neppure immaginabile.
La rivoluzione industriale l’hanno fatta le macchine? No, è stata il pensiero e l’azione di innumerevoli donne e uomini che (nuove) macchine hanno avuto la capacità di creare e utilizzare, anche nell’interesse comune. L’informazione, in senso ampio ed inclusivo, se può essere aiutata dalle macchine (come ogni ambito dell’agire umano), per rimanere quello che è o che comunque dovrebbe essere – critica, libera, oggettiva ed equilibrata – ha sempre bisogno della persona. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza (Dichiarazione universale dei diritti umani). E devono rimanere tali anche quando utilizzano l’IA.
Libertà, dignità e diritti non sono garantiti dagli algoritmi. Anzi, se i pochi che li creano e gestiscono propongono (o impongono) un modello di società in cui i molti si limitano a subirli, tali garanzie svaniscono, proprio grazie a un mondo ipertecnologico e iperconnesso. L’informazione giornalistica e i suoi principali operatori (editori e giornalisti) possono evitare tutto questo grazie a una visione e a una conseguente pratica (come molti ormai la definiscono) algoretica.
L’utilizzo etico dell’algoritmo, assicurato da un utilizzo antropocentrico dell’IA, non è più solo la sfida del futuro, ma del presente. Una sfida che impone al sistema dell’informazione giornalistica di elaborare il suo “ultimo miglio” solo con l’intervento diretto della persona. Il giornalista non può, oggi, fare a meno dell’IA nel suo lavoro, ma ciò che il pubblico deve leggere, ascoltare, vedere, deve essere frutto della ragione, coscienza e creatività di una persona libera e responsabile: il giornalista, appunto.
Gli editori hanno quindi l’obbligo, pur nell’ambito delle proprie libere scelte imprenditoriali, di garantire al pubblico un’informazione dove la macchina è solo strumentale (spesso, e a ragione, macchina e strumento sono indicati come sinonimi); la macchina ricerca ed elabora input, restituisce output, ma alla fine (lo abbiamo definito “ultimo miglio”) deve cedere il testimone ad un professionista dell’informazione (il giornalista) che ha l’obbligo di verificare, approfondire, scrivere. È lui, alla fine, che deve comunicare al pubblico il suo pensiero: è di lui che dobbiamo fidarci, non della macchina.
Non è solo una questione di fake news, ma di cultura. Una cultura della fiducia senza la quale libertà e responsabilità (di tutti) non sono assicurate. È proprio la legge sull’ordinamento della professione giornalistica (del 1963, ma in questo sempre attuale) a reputare imprescindibile per gli editori e i giornalisti promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori.
Il pubblico (il lettore, per utilizzare l’espressione della legge) deve fidarsi; può (e deve) liberamente scegliere una testata o un’altra, ma deve potersi fidare. La fiducia, anche come solidarietà e partecipazione, è un rapporto diretto tra due o più persone, non un rapporto tra una persona e una macchina. È vero che un’IA sempre più complessa e addestrata produce output sempre più coerenti e sicuri. Ma è altrettanto vero che in un mondo sempre più complesso e globalizzato anche una sola parola sbagliata o una sola sfumatura distorta, possono risultare inaccettabili e mutare radicalmente un senso. La persona, il giornalista, non è quindi sostituibile e, d’altra parte, maggiori supporti da parte dell’IA implicano sempre maggiori responsabilità umane.
Responsabilità dell’editore, il quale – seppur legittimamente attratto dai meccanismi di mercato – non può sostituire le persone (i giornalisti) con l’IA. Quest’ultima può aiutare (e molto), ma rimane uno strumento, come già avvenuto con le (già radicali) innovazioni tecnologiche degli anni ’80 del secolo scorso. Al professionista dell’informazione spetta il confezionamento del “prodotto finito” e il pubblico deve sempre sapere che tale prodotto, seppure realizzato con l’ausilio dell’IA, è frutto del lavoro umano.
Vi è un diritto, quello alle relazioni umane, che non può essere disatteso. Quando leggiamo un articolo o vediamo un servizio, dobbiamo sapere chi (giornalista) lo ha realizzato. Non è solo una questione, pur rilevante, di responsabilità giuridica, ma di relazione e di etica. L’etica presuppone sempre una relazione tra più persone che si riconoscono ugualmente libere e dignitose, e non tra una persona e una macchina (che etica non ha).
Ma la responsabilità è anche quella del direttore, che deve garantire al pubblico che l’editore non imponga prodotti informativi realizzati unicamente dall’IA, senza l’imprescindibile lavoro, soprattutto finale, dei giornalisti. Così facendo, inoltre, il direttore garantisce un lavoro libero e responsabile che deve essere assicurato ai componenti delle redazioni, ognuno nel proprio ruolo. Peraltro – in questo modo e proprio nell’interesse di chi sovrintende a una testata – il direttore non è costretto ad essere l’unico responsabile (insieme all’editore) di ciò che viene pubblicato e “firmato”, come si inizia a vedere, solo dall’IA, la quale non ha certo un potere di firma, in senso giuridico e morale, e non potrà mai essere chiamata a rispondere di ciò che viene pubblicato.
E, infine, responsabilità chiave è quella del giornalista. Egli non può utilizzare l’IA come una scorciatoia, ma solo come valido supporto. Il pubblico chiede libertà, dignità, obiettività, trasparenza, diritti, rispetto, equilibrio; e il processo decisionale, responsabile e creativo, non può che essere del giornalista.
Se l’informazione giornalistica è libera e responsabile, anche la società è libera e responsabile, oltre che realmente democratica e tollerante. Se l’informazione giornalistica non è delegata ad un oscuro algoritmo, neanche la democrazia lo sarà. Se questo dovesse avvenire, non avremmo più democrazia – governo del popolo – ma «datacrazia» – governo dell’algoritmo – dove i pochi in grado di controllare e addestrare le macchine, avranno un crescente e pervasivo potere sulla grande maggioranza delle persone, che da questo controllo è esclusa. Un potere incontrollato che, anche in virtù del contemporaneo costituzionalismo, nazionale e sovranazionale, non può essere accettato, mai!
Ferma condanna dell’attentato perpetrato contro le auto di Sigfrido Ranucci e della figlia, dal Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige Südtirol Journalisten Gewerkschfat È l’ennesimo attacco alla libertà di stampa, segno che le inchieste giornalistiche hanno colpito nel segno i grumi di potere criminali oggetto delle inchieste giornalistiche del conduttore di Report. Rivolgiamo un appello ai responsabili della sicurezza affinchè assicurino l’incolumità di Sigfrido Ranucci e della sua famiglia. Oltre alla scorta delle forze dell’ordine, Sigfrido Ranucci può contare sulla scorta mediatica di tutti i colleghi italiani che si stringono attorno a lui. In gioco c’è la difesa della libertà di stampa, cardine della democrazia, come più volte sottolineato con forza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da Papa Leone XIV.
Solidarietà del Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige alla giornalista trentina di Brentonico Elisa Dossi, colpita da una pietra da attivisti pro pal mentre all’esterno dello stadio di Udine stava svolgendo il suo lavoro di cronista per Rainews24 durante la partita della nazionale di calcio Italia-Israele. In una nota, il sindacato regionale esprime la più ferma condanna della violenza e vicinanza alla collega alla quale augura una pronta guarigione.
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