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Il cordoglio del Sjg per la scomparsa di Mauro Lando

E’ morto nella notte all’hospice di Trento il giornalista dell’Alto Adige in pensione Mauro Lando, 78 anni, dopo una breve e fulminante malattia.

Il Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige unitamente ad Assostampa Trento e Bolzano, Ungp, Inpgi, Casagit, si stringe attorno alla moglie Gabriella e a tutti i colleghi che gli volevano bene.

“Scompare con Mauro Lando il depositario della memoria della città di Trento”, così lo ricorda il segretario regionale Rocco Cerone, con il quale aveva realizzato insieme un volume dedicato allo sviluppo urbanistico del capoluogo. Numerose le pubblicazioni che egli aveva realizzato, dedicate sempre a Trento.

Lando era anche un collezionista di cartoline di municipi e di angeli che raccoglieva in tutti gli angoli del mondo che visitava.

Oltre a far parte del collegio dei revisori dei conti del Sindacato dei giornalisti per la sua proverbiale correttezza, era stato a lungo segretario del consiglio dell’Ordine dei giornalisti.

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Ifj e Fnsi, un minuto di silenzio per i giornalisti palestinesi morti

Un minuto di silenzio per i giornalisti palestinesi morti a causa della guerra in corso con Israele. Il Pjs, il sindacato dei giornalisti palestinesi, chiede ai colleghi tutte le organizzazioni aderenti alla Ifj di unirsi a loro nel ricorso il 26 febbraio 2024, a mezzogiorno. «Nonostante le difficoltà e i rischi per la propria incolumità – ricorda il Pjs – i giornalisti palestinesi continuano a svolgere il loro lavoro, informando l’opinione pubblica locale e internazionale su quanto avviene nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre».

In poco più di cinque mesi di guerra, numerosi colleghi hanno perso la vita. Come per il conflitto in Ucraina, la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) ha coinvolto tutti i sindacati aderenti nella raccolta di aiuti per sostenere il lavoro dei giornalisti palestinesi che continuano a operare in prima linea.

All’iniziativa ha aderito anche la Fnsi, che nella giornata del 26 febbraio rivolgerà un pensiero a tutti i colleghi che in Palestina continuano a lavorare sotto le bombe.

A questo link il video della Fnsi per la campagna #SupportPalestinianJournalists.

Fonte: FNSI

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FNSI, ‘su Ai servono regole subito’

«Abbiamo iniziato a parlare di intelligenza artificiale fin dal Congresso di Riccione e, appena eletta, ho subito chiesto agli editori di iniziare a ragionare insieme di intelligenza artificiale, perché per governare questa tecnologia abbiamo bisogno di regole tempestive, flessibili, ma certe. È urgente difendere l’occupazione rispetto al dilagare dell’IA, il cui basso costo potrebbe invogliare qualche editore a puntare più sulla tecnologia che sulle persone in carne e ossa». È un passaggio dell’intervento di Alessandra Costante alla presentazione del libro di Vittorio Roidi ‘Il giornalista artificiale’ (edizioni Alla Around), giovedì 22 febbraio 2024, nella nuova sala Walter Tobagi della Fnsi, in via delle Botteghe Oscure, a Roma.

«Spero – ha aggiunto – di poter quanto prima firmare un accordo, un allegato contrattuale che disciplini un uso intelligente dell’intelligenza artificiale nelle redazioni. Negli anni ’90 gli editori italiani non hanno saputo cogliere l’importanza della sfida posta dall’avvento di Internet e hanno perso un’occasione, regalando il lavoro dei giornalisti su internet. Nella sfida con l’intelligenza artificiale non possiamo permettere che vengano ripetuti gli stessi errori che in passato sono costati tanto caro ai giornalisti».

Moderati da Lucia Visca, della casa editrice All Around, alla presentazione hanno partecipato anche Riccardo Luna, Giancarlo Tartaglia, Mario Morcellini.

«Serve una visione lungimirante sul tema della tecnologia che gli editori dimostrano invece di non avere», ha evidenziato Luna. «Farsi dettare la linea editoriale da Google – ha aggiunto – vuol dire abdicare al nostro lavoro di giornalisti e significare aver perso in partenza la sfida. Occorre che gli editori investano in qualità dell’informazione e sulle risorse ‘umane’. Perché senza la guida umana, l’intelligenza artificiale è inutile».

Tartaglia si è soffermato sul pericolo che le nuove tecnologie rappresentano sul fronte della creazione e diffusione di fake news, deepfake, disinformazione, con le ripercussioni che questo può avere sull’opinione pubblica e sulla tenuta democratica.

Mentre Morcellini ha posto l’accento sull’esigenza di non demonizzare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul giornalismo e invece «cogliere le occasioni che questa porta con sé, trasformarla in un alleato nel racconto della realtà che i giornalisti fanno ogni giorno».

A chiudere l’incontro l’autore del libro, che «nasce – ha rilevato Roidi – dalla constatazione che il giornalismo italiano non va bene e dal timore che l’intelligenza artificiale possa colpire e non aiutare il giornalismo. Occorre intervenire e in fretta per non perdere altri posti di lavoro e altri lettori. Allora diventa centrale la qualità dell’informazione».

Fonte: FNSI

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Sjg e Fnsi, no alla fusione di Corriere del Trentino e Corriere dell’Alto Adige

Nell’esprimere soddisfazione per la decisione di direzione politica e aziendale di volere aprire il sito web del Corriere dell’Alto Adige, unica testata locale del gruppo RCS che al momento non ha ancora una versione online, e nello stesso tempo la promessa dell’assunzione di 12 contratti a termine, di cui 3 a Trento ed uno a Bolzano, il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige Journalisten Gewerkschaft e la FNSI esprimono forte preoccupazione e perplessità per il disegno di unificare, di fatto, i dorsi locali del Corriere del Trentino e del Corriere dell’Alto Adige, con due prime pagine differenti per mantenere le due testate e che prevederà due ribattute per dare più risalto alle notizie di Trento nell’edizione diffusa in Trentino e alle notizie di Bolzano nell’edizione venduta in Alto Adige ed una parte comune di economia, ambiente, cultura, tutto in chiave regionale.

La fusione dei due dorsi attualmente di 12 pagine in uno di 16 – ad avviso del sindacato regionale giornalisti e della FNSI – rischia di vanificare l’esperienza ventennale dei due dorsi locali, che sono stati festeggiati il 23 novembre 2023 a Mezzolombardo in pompa magna dall’editore Urbano Cairo, dal direttore Luciano Fontana e dal caporedattore Alessandro Russello.

L’enunciazione di volere interpretare la Regione Trentino Alto Adige Südtirol come un’unica entità signfica non capire le peculiari realtà trentina da un lato e sudtirolese, ladina ed italiana dall’altra, continua la nota.

Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige e FNSI, nel ritenere che il disegno aziendale possa mettere a rischio la rappresentazione politica, sociale, economica, culturale e sportiva di questi territori compositi e multiculturali, invitano editore e direzione politica a riconsiderare il format immaginato, con uno che possa salvaguardare la preziosa esperienza maturata in oltre 20 anni dal Corriere del Trentino e dal Corriere dell’Alto Adige.

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Giornalisti del Trentino A.Adige: ‘No al controllo della politica’

L’informazione non può essere sottoposta al controllo della politica. Lo affermano con forza i comitati e fiduciari di redazione di Rai Südtirol, Rai Ladinia, Tgr italiana di Bolzano, Esecutivo Usigrai, Dolomiten, FF, Orf Südtiroler Heute, Alto Adige, dorsi del Corriere della sera di Trento e Bolzano, ANSA regionale, Salto.bz, VB33, unitamente a Sindacato, Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, FNSI e CNOG.

In un comunicato congiunto esprimono forte preoccupazione per la proposta di istituire a Bolzano un comitato consultivo per i media, contenuto nel programma di coalizione elaborato in vista dell’approvazione della nuova giunta provinciale.

Ingenera inoltre allarme la formulazione di volere monitorare gli sviluppi definiti “indesiderati” ed, a seconda delle valutazioni, indirizzare i finanziamenti ai media privati per “preservare la pluralità dei media”.

Ricordiamo ai responsabili politici altoatesini e sudtirolesi che l’articolo 21 della Costituzione repubblicana è ancora in vigore e che esso tutela la professione giornalistica che non può essere sottoposta a censura, autorizzazioni o controlli di qualsiasi tipo: la legge ordinistica con il collegio di disciplina, la normativa sulla diffamazione già consentono a chi si sente leso nella sua reputazione di difendersi. Senza contare la  presenza del CORECOM ed, a livello nazionale, della commissione parlamentare di vigilanza per il servizio pubblico radiotelevisivo.

Sono piuttosto i giornalisti ad essere sotto attacco con le cosiddette querele bavaglio o querele temerarie che hanno lo scopo di intimorire ed autocensurare i giornalisti.

Dopo l’approvazione in prima lettura al Senato alla vigilia di natale della legge del deputato di Azione Enrico Costa che vieta la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, 4 giorni fa la proposta del parlamentare di FDI Federico Mollicone di volere certificare digitalmente le notizie, adesso è il turno dell’organismo di controllo politico sui media altoatesini-sudtirolesi.

Notizia che evidentemente conferma l’allergia del potere politico a qualsiasi tipo di controllo da parte della libera stampa e della libera informazione.

Gli organismi sindacali ed ordinistici regionali e nazionali si opporranno con forza  all’istituzione di questo comitato politico di controllo dell’informazione.

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Information darf keiner politischen Kontrolle unterworfen werden. Dies bekräftigen die Redaktionen von Rai Südtirol, Rai Ladinia, Tgr Bozen, Usigrai, Dolomiten, FF, Tageszeitung, Orf Südtirol Heute, Alto Adige, Corriere della sera von Trentino und Südtirol, ANSA, Salto.bz, VB33, zusammen mit der Gewerkschaft Journalistenkammer von Trentino Südtirol, Fnsi und CNOG.

In einer gemeinsamen Aussendung äußern sie große Besorgnis über den Vorschlag, einen Medienbeirat in Südtirol einzurichten, der im Koalitionsprogramm enthalten ist, das im Hinblick auf die Genehmigung durch die neue Landesregierung erstellt wurde.

Besorgniserregend ist auch die Formulierung, man wolle als “unerwünscht” definierte Entwicklungen beobachten und je nach Einschätzung Beiträge den privaten Medien zukommen lassen, um die “Medienvielfalt zu erhalten”.

Wir möchten die Südtiroler und die Südtiroler Politiker daran erinnern, dass Artikel 21 der Verfassung immer noch in Kraft ist und dass er den Journalistenberuf schützt, der keiner Zensur, keiner Genehmigung und keiner Kontrolle unterworfen werden darf: Das Gesetz zur „Ordnung des Journalistenberufes“ mit der Disziplinarkommission und die Gesetzgebung, die den Bereich Verleumdungen regelt, ermöglichen es bereits denjenigen, die sich in ihrem Ruf geschädigt fühlen, sich zu verteidigen. Ganz zu schweigen von der Präsenz des Landeskommunikationsbeirates und auf nationaler Ebene der parlamentarischen Aufsichtskommission für den öffentlich-rechtlichen Rundfunk. Vielmehr sind es die Journalisten, die mit sogenannten Knebel- und Einschüchterungsklagen angegriffen werden, die darauf abzielen, Journalisten einzuschüchtern und sogar zu zensieren. Nachdem an Heiligabend im Senat in erster Lesung das Gesetz des Abgeordneten Enrico Costa zum Verbot der Veröffentlichung von Untersuchungshaftanordnungen angenommen wurde, vor vier Tagen der Vorschlag des FDI-Abgeordneten Federico Mollicone, Nachrichten digital zertifizieren zu wollen, ist nun die Südtiroler Medienaufsicht an der Reihe. Nachrichten, die offensichtlich die Aversion der politischen Macht gegen jede Art von Kontrolle durch die freie Presse und die freie Information bestätigen.

Die Journalistengewerkschaft und die Journalistenkammer auf regionaler und nationaler Ebene werden sich gegen die Einrichtung dieses politischen Informationskontrollgremiums energisch wehren.

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Una passeggiata ‘contro ogni bavaglio’: al via la mobilitazione della Fnsi

Una passeggiata contro ogni bavaglio al diritto dei cittadini ad essere informati e per la dignità della professione. Si è aperta così, con una prima protesta simbolica, la mobilitazione della Fnsi proclamata all’indomani del via libera della Camera dei deputati all’emendamento presentato da Enrico Costa che vuole vietare la pubblicazione, integrale o per stralci, delle ordinanze di custodia cautelare.

«L’emendamento Costa è solo l’ultimo atto di un percorso che vuol far perdere dignità alla nostra professione: dalla riforma Cartabia alla stretta sulle intercettazioni alla riforma della diffamazione in discussione in Senato è lampante la volontà di restringere il perimetro del diritto-dovere di informare», ha detto Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, nel corso della riunione di Giunta esecutiva che ha preceduto il flash mob.

L’iniziativa era stata organizzata in concomitanza con la conferenza stampa di fine anno della premier Giorgia Meloni, prevista per il 28 dicembre e poi rinviata al 4 gennaio 2024. «Chiediamo alle colleghe e ai colleghi che per lavoro parteciperanno alla conferenza stampa di chiedere conto alla presidente Meloni di questa volontà del suo governo e della sua maggioranza di limitare il diritto dei cittadini a conoscere», l’esortazione della segretaria Costante.

«Servono più domande, non meno. Più informazione, non meno. In questi giorni qualcuno ha abusato di un valore: il garantismo. Dobbiamo spiegare che i veri garantisti vogliono più trasparenza, non meno», ha rilevato il presidente della Fnsi, Vittorio di Trapani, nel corso del dibattito in sala Tobagi prima che i rappresentanti del sindacato dei giornalisti uscissero, bavaglio sulla bocca, per le strade di Roma.

Quindi il flash mob, con le foto davanti al Senato, a Montecitorio e sotto Palazzo Chigi. E l’appuntamento alla prossima tappa della mobilitazione: il 3 gennaio, giorno in cui si riunirà la Conferenza dei fiduciari e Comitati di redazione per decidere i prossimi passi della protesta contro ogni bavaglio e per la dignità della professione giornalistica.

Fonte: FNSI

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Bavaglio alla stampa, il 28 dicembre parte la mobilitazione

Si è riunita oggi la Giunta esecutiva della Fnsi con la Consulta dei presidenti e segretari delle Associazioni regionali di Stampa per organizzare la mobilitazione, che dovrà arrivare allo sciopero generale, contro l’emendamento Costa, norma che si prefigge di censurare la stampa e limitare il diritto dei cittadini a conoscere le notizie.

Giovedì 28 dicembre 2023 la Federazione nazionale della Stampa, come annunciato, non parteciperà alla conferenza stampa di fine anno della premier, espressione di una maggioranza che vuole stringere il bavaglio intorno all’informazione.

Quel giorno, invece, la Fnsi promuoverà una protesta simbolica che coinvolgerà i presidenti e i segretari delle Associazioni regionali, i cronisti e giornalisti tutti. A seguire, il 3 gennaio prossimo sarà convocata la Conferenza dei Comitati di redazione per stabilire la scansione delle azioni che dovranno portare allo sciopero generale, uno sciopero contro la censura di Stato e per rivendicare l’identità e la dignità della nostra professione.

La protesta di Fnsi e Associazioni regionali di Stampa proseguirà fino allo sciopero generale con l’organizzazione di presidi davanti alle prefetture italiane. In queste azioni sarà importante essere affiancati dalla società civile e dalle organizzazioni che si battono per la carta costituzionale e la democrazia.

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Fonte: FNSI

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Rischio bavaglio sulle ordinanze di custodia cautelare

Rischia di farsi ancora più soffocante il bavaglio “di Stato” alla stampa. Nei giorni che precedono Natale la Camera dei deputati è chiamata a pronunciarsi (a scrutinio segreto) su un emendamento alla legge di delegazione europea presentato dal deputato di Azione Enrico Costa il cui obiettivo è quello di vietare la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare fino alla chiusura delle indagini preliminari.

La cornice entro la quale si vuole inserire la nuova stretta è quella dell’attuazione della direttiva europea sulla presunzione di innocenza, contro la quale la Fnsi si è già rivolta alla Commissione europea, denunciando più volte anche in piazza i danni che arreca al lavoro dei giornalisti e al diritto di cronaca.

“Al fine di garantire l’integrale e compiuto adeguamento alla direttiva”, si legge nel testo presentato da Costa, si delega il governo ad adottare, su proposta del ministro per gli Affari Europei e del ministro della Giustizia, uno o più decreti legislativi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

Nell’esercizio di tale delega, qualora l’emendamento venisse approvato, il governo sarebbe tenuto a seguire “il seguente principio e criterio direttivi specifico: modificare l’articolo 114 del codice di procedura penale prevedendo, nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione e in attuazione dei princìpi e diritti sanciti dagli articoli 24 e 27 della Costituzione, il divieto di pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.

Oltre a quella di Enrico Costa, il testo reca la firma del deputato di Italia Viva, Davide Faraone. Il governo ha dato parere negativo, ma la maggioranza è divisa e, se non venisse ritirato, l’emendamento avrebbe serie possibilità di essere approvato.

«Il bavaglio è sempre più stretto intorno all’informazione», rileva Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi. «Questo emendamento – incalza – renderebbe proibitivo il lavoro dei cronisti, ma è esattamente ciò che vuole certa politica allergica alla libertà di stampa. Anzi, alla libertà. Norme di questo tipo servono solo al potere, non certo ai cittadini».

Fonte: FNSI

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Giornalisti in piazza a Roma contro il ddl diffamazione

Giornalisti in campo per sensibilizzare opinione pubblica e addetti ai lavori sui pericoli legati al disegno di legge di riforma della diffamazione in discussione in commissione Giustizia del Senato. Per lanciare l’allarme, la Fnsi ha convocato in piazza Santi Apostoli a Roma una riunione straordinaria del Consiglio nazionale, giovedì 14 dicembre 2023, invitando a partecipare i rappresentanti degli organismi della categoria, parlamentari, magistrati.

«È un ddl pericoloso perché allontana l’Italia dagli standard europei», ha sottolineato il presidente della Federazione della Stampa, Vittorio di Trapani, aprendo la manifestazione con un ricordo di Antonio Megalizzi, ucciso cinque anni fa in un attentato a Strasburgo. Poi anche parole di sostegno ai colleghi della Dire, vittime di «editori che continuano a licenziare».

«Ci troviamo di fronte a due azioni parallele, in Italia e in Europa, che si stringono a tenaglia sulla libertà di stampa – ha sottolineato la segretaria della Fnsi, Alessandra Costante -. Il ddl sulla diffamazione è un testo liberticida, perché uccide la capacità dei giornalisti di cercare e pubblicare notizie».

Costante ha quindi puntato il dito contro la volontà di Italia, Francia e Germania di consentire, nell’ambito della discussione sulla legge europea sulla libertà dei media, la possibilità di mettere sotto controllo i telefoni dei giornalisti nel nome della sicurezza nazionale. «Ma quale è la definizione di sicurezza nazionale? – si è chiesta -. Tutto può essere sicurezza nazionale. Dobbiamo far sentire la nostra voce e riunire la gente nel nome delle nostre richieste».

«Abbiamo condiviso con la Federazione gli emendamenti al disegno di legge, che ci auguriamo venga modificato. Quanto previsto nel ddl è molto inadeguato», ha detto il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, invitando i parlamentari a sostenere la proposta sull’equo compenso messa a punto dal Consiglio nazionale.

Il segretario Usigrai, Daniele Macheda, ha messo in evidenza come il tema riguardi a vicino anche il servizio pubblico. Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia, ha ricordato che «il diritto all’informazione è essenziale per la qualità della democrazia» e che «occorre trovare il giusto contemperamento tra i diversi diritti».

All’iniziativa hanno partecipato anche Salvo Guglielmino (Cisl), Giulia Guida (Slc Cgil), Fabrizio Cassinelli del Gruppo Cronisti Lombardi, giornalisti del Cdr dell’Ansa e della rete NoBavaglio, con il portavoce Marino Bisso, Anna Del Freo, nella veste di componente italiana dell’Esecutivo della Efj e Paolo Borrometi, referente della Fnsi per i progetti di educazione alla legalità.

Hanno espresso il loro sostegno Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana e Walter Verini del Pd, in piazza insieme ad altri parlamentari dei loro partiti.

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Addio a Marco Gardenghi, una vita per il sindacato

È morto Marco Gardenghi, amico, collega, compagno di battaglie sui diritti e contro il precariato Una giornata triste quella di oggi 10 dicembre anche per il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige.

È morto Marco Gardenghi, amico e collega, compagno di tante battaglie per i diritti di chi fa informazione e contro il precariato in tutte le sue forme. Gardenghi aveva 69 anni: si è spento all’ospedale di Ferrara, la sua città, dopo una lunga malattia vissuta con caparbietà, dignità, forza, senza lamentazioni, così come ci ha insegnato a vivere la vita professionale e quella sindacale.

«Il Sindacato regionale si stringe alla famiglia di Marco, alla moglie Vita e alla figlia Elisabetta, ma anche alla sua seconda famiglia, l’Aser, l’Assostampa dell’Emilia Romagna, in particolare a Matteo Naccari, cui lo stesso Marco aveva passato il testimone, e a Paolo Amadasi, attuale presidente. Marco c’era sempre. Preparato, disponibile, generoso e polemico. Sì polemico, di quella polemica costruttiva, convinta e sempre e solo tesa al bene collettivo, mai per tornaconto personale».

Chi vorrà salutare Marco, lo potrà fare venerdì 15 dicembre alle 14.20 nell’Aula del Commiato della Certosa di Ferrara.