Ordine, battaglia sulle elezioni. Ministero: «Le modalità sono contenute in norme primarie»

Ordine, battaglia sulle elezioni. Ministero: «Le modalità sono contenute in norme primarie»

Le elezioni per il rinnovo degli organismi dell’Ordine dei giornalisti sono state fissate per il prossimo ottobre. Tuttavia, tre Ordini regionali – Campania, Lombardia, Piemonte – non hanno proceduto con la convocazione prevista dai termini di legge (legge 69 del 3 febbrario 1963 e D.P.R del 4 febbraio 1965), chiedendo il rinvio per tutelare la salute dei colleghi dal rischio contagio. Al contrario gli altri 17 presidenti regionali, tra cui quello del Trentino Alto Adige/Südtirol, hanno attivato le procedure previste per andare al voto.

Il presidente nazionale Carlo Verna non ha ancora sollecitato i tre presidenti dei Consigli regionali a consentire il regolare svolgimento delle consultazioni. Tale atteggiamento, aggravato dall’approvazione di uno slittamento di 45 giorni della convocazione dei seggi, ha portato martedì scorso alle dimissioni di quattro componenti su nove dell’esecutivo nazionale, fra cui la vice presidente e il segretario.

Oggi il Ministero della Giustizia, a cui Verna ha scritto nei giorni scorsi rilevando criticità di carattere sanitario, ha risposto che le elezioni devono svolgersi secondo le modalità stabilite da norme primarie.

Di seguito riportiamo la nota di #ControCorrente, diffusa nei giorni scorsi, e il documento dei consiglieri del direttivo del Cnog dimissionari

«Non ci sono ragioni valide per rinviare il voto»

«In un momento di grave difficoltà per l’informazione e per la nostra professione, l’Ordine nazionale dei giornalisti deve essere messo in condizioni di piena operatività con il rinnovo degli organi di rappresentanza alla scadenza prevista dalla legge. Come presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti riteniamo che vada respinta qualunque ipotesi di slittamento di queste elezioni. Ma c’è chi punta a creare incertezza, cercando senza alcuna valida motivazione di rinviare il voto». È quanto si legge in un documento firmato dai presidenti degli Ordini regionali di Veneto, Toscana, Sardegna, Umbria, Trentino Alto Adige, Liguria, Molise, Puglia, Lazio e Valle d’Aosta e dal coordinatore dei vicepresidenti nazionali. I presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti «ritengono – proseguono Gianluca Amadori, Carlo Bartoli, Francesco Birocchi, Roberto Conticelli, Bruno Fracasso, Mauro Keller, Filippo Paganini, Pina Petta, Piero Ricci, Paola Spadari e Tiziano Trevisan – che il presidente nazionale Carlo Verna debba assumere iniziative efficaci, cosa che avrebbe dovuto aver già fatto, per spingere i tre presidenti di Ordini regionali che si stanno opponendo al rispetto della scadenza a dare corso alle procedure per lo svolgimento delle elezioni. Elezioni che lo stesso Verna aveva convocato nei termini previsti dalla legge e che segnano la fine del suo mandato triennale». Diciassette presidenti, aggiungono i firmatari, «hanno deciso di rispettare la legge convocando regolarmente le elezioni. Il rispetto della legge istitutiva dell’Ordine, la scrupolosa osservanza delle regole della democrazia non sono valori negoziabili, tanto più se il rischio è un indebito prolungamento della permanenza negli organi di rappresentanza. Una situazione che costituirebbe una anomalia nel vasto panorama degli ordini professionali. Per mesi, per senso di responsabilità, abbiamo fatto fronte in silenzio a questa incresciosa situazione, ma anche l’ultima decisione assunta – una diffida rivolta al Ministero vigilante – non va nella direzione della chiarezza e dell’assunzione di responsabilità da parte del presidente di fronte agli iscritti. Per questi motivi – concludono – comprendiamo le ragioni dei quattro componenti dell’Esecutivo, tra cui la vicepresidente e il segretario nazionale, che si sono dimessi in dissenso con il presidente nazionale. A loro va la nostra solidarietà». #ControCorrente nazionale, componente di maggioranza Casagit, Inpgi, Fnsi

«I giornalisti italiani hanno diritto di votare, l’Ordine non può negare le elezioni»

Secondo qualcuno in Italia possono votare tutti, ma non i giornalisti. Anzi, a dire il vero, anche  i giornalisti potranno votare per il rinnovo delle cariche dell’Ordine nazionale e degli ordini regionali ma solo quando farà comodo ai presidenti dei tre ordini regionali (Campania, Lombardia e Piemonte) che, scommettendo sulla ripresa della pandemia per prolungare sine die il loro incarico, non hanno ancora convocato le elezioni nei loro territori. E non lo hanno fatto giocando di sponda con il presidente nazionale Carlo Verna (appoggiato solo da una parte dell’esecutivo), che non ha voluto assumere iniziative efficaci per garantire la regolare vita democratica dell’Ordine. Comportamenti che si commentano da soli. Mancanza di trasparenza e democrazia che sono sotto gli occhi di tutti, tanto più che altri 17 presidenti di ordini regionali, rispettando la legge, hanno regolarmente convocato le elezioni. #ControCorrente nazionale è al fianco dei colleghi dell’esecutivo dell’Ordine nazionale – Elisabetta Cosci, Guido d’Ubaldo, Andrea Ferro e Nadia Monetti che, con coerenza e responsabilità, mercoledì si sono dimessi in aperto dissenso con il tentativo del presidente Verna di scaricare sul ministero di Grazia e Giustizia una situazione che non è stato in grado di governare. Ed è al fianco dei 17 presidenti regionali, dei consiglieri regionali e nazionali, che si sono schierati dalla parte della legge e che hanno deciso, senza deliranti calcoli di bottega, di dare alla categoria la possibilità di esprimersi alle urne. Il documento presentato dai 4 dimissionari