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Lavoro Ordine dei giornalisti SINDACATO

Rinnovo contrattuale, Fnsi: «Fieg non risponde, anzi fa due passi indietro»

Posizioni «ancora più distanti», dopo l’incontro di giovedì 8 gennaio 2026, tra editori e giornalisti, che rivendicano: «C’eravamo lasciati attendendo una risposta alla nostra proposta economica per l’accordo ponte e, dopo sei mesi di silenzio, un giorno di sciopero e la mobilitazione della categoria, la controparte è tornata a proporre, per avere un aumento superiore a 150 euro, il ritocco di alcuni istituti contrattuali».

Posizioni ancora più distanti tra Fnsi e Fieg, che oggi si sono ritrovate al tavolo della trattativa per il rinnovo contrattuale. C’eravamo lasciati a luglio attendendo una risposta alla nostra proposta economica per l’accordo ponte e, dopo sei mesi di silenzio da parte degli editori, un giorno di sciopero e una riuscitissima mobilitazione della categoria, la Fieg si è ripresentata al tavolo oggi cercando di riportare indietro di mesi la trattativa, proponendo, per avere un aumento superiore a 150 euro, il ritocco di alcuni istituti contrattuali.

Questo avendo appena incassato 60 milioni di finanziamenti pubblici dal governo. Sovvenzioni che la Fnsi ritiene necessarie, addirittura insufficienti, per assicurare l’informazione, ma che devono essere utilizzate per garantire un futuro di qualità al settore e che dovrebbero essere elargite a fronte del rispetto e del rinnovo del contratto nazionale di lavoro.

La Federazione nazionale della Stampa parte dal principio che gli aumenti contrattuali non possono essere “pagati” dai lavoratori e che, in un momento tanto delicato per l’editoria, la pace sociale ha comunque un costo: il 2025 è stato un anno in cui le retribuzioni dei giornalisti sono state ulteriormente erose dall’inflazione; sono dieci anni che il nostro contratto nazionale di lavoro non viene rinnovato, unica categoria dei lavoratori dipendenti. Giornalisti veramente liberi sono quelli adeguatamente pagati. Vale per i dipendenti e per i lavoratori autonomi.

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La Stampa: solidarietà Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige

Solidarietà del Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige Südtirol ai colleghi del gruppo La Stampa in sciopero oggi per pretendere chiarezza sul loro futuro.
Non si può azzerare una storia di un secolo e mezzo del presidio di libertà e di democrazia rappresentato dal quotidiano torinese che ha sempre tenuto aperta una finestra sul mondo.
L’Associazione regionale di stampa di Bolzano è vicina anche alla Subalpina, alla Valdostana ed alla Ligure nell’azione di lotta nel pretendere dalla proprietà che non venga svenduto un patrimonio del Paese e che venga garantito un futuro a coloro che lavorano nel gruppo afferente La Stampa.

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Modifica allo statuto: Sindacato Giornalisti al voto

Sindacato Giornalisti Trentino Alto Adige Südtirol al voto fino a giovedì 4 dicembre per modifica allo statuto risalente al 1972.
Si tratta di un atto dovuto per l’adeguamento alla normativa fiscale del Testo Unico sulle Imposte dei Redditi ed allo statuto Fnsi.
Urne aperte nell’ufficio di Corso Italia 20 a Bolzano con orario 8/16 e all’Ordine in via Grazioli 5 a Trento con orario 9/16.
Seggi aperti anche nelle principali redazioni di Bolzano e di Trento.

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Meta condannata a pagare 542 milioni ai media in Spagna

(ANSA) – MADRID, 20 NOV – Meta, il colosso tecnologico
proprietario di Facebook e Instagram, è stata condannata a
risarcire per oltre 542 milioni di euro oltre 80 media spagnoli
per concorrenza sleale. La sentenza, emessa da un giudice del
tribunale mercantile di Madrid, riguarda la causa intentata
dall’Associazione dei Media di Informazione (Ami), che raggruppa
le principali testate iberiche, fra cui El Pais.   La condanna, di cui danno notizia i media, fra cui il
quotidiano del gruppo Prisa, prevede il pagamento di 479 milioni
di euro alle case editrici e alle società titolari dei diritti
di pubblicità, 60 milioni per interessi e 2,5 milioni per
risarcire l’agenzia Europa Press, fra gli altri.   La causa riguarda l’uso dei dati da parte di Meta per la
vendita di pubblicità personalizzata tra maggio 2018 e luglio
2023 – anno in cui è stata effettuata la denuncia – senza il
consenso esplicito richiesto dal Regolamento europeo di
Protezione dei dati.(Gdpr). Il risarcimento tiene conto di un
danno da lucro cessante stimato in 551 milioni di euro, cifra
che si avvicina alla condanna inflitta. (ANSA).
20/11/2025 11:25

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Comunicare la disabilità – II edizione. Il contributo dell’informazione sportiva nella promozione di una cultura dell’accessibilità e dell’inclusione

Tra il 2024 e il 2025 il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha realizzato due importanti guide dedicate al tema della comunicazione della disabilità: “Informare sulla salute mentale”, in collaborazione con Rai per la Sostenibilità ESG, e “Comunicare la disabilità. Prima la persona”, redatta dallo scomparso giornalista disabile Antonio Malafarina e dai colleghi Claudio Arrigoni della Gazzetta dello Sport e dal consigliere nazionale dell’Ordine nazionale dei Giornalisti Lorenzo Sani. Queste pubblicazioni costituiscono un punto di riferimento per promuovere un nuovo linguaggio, rispettoso e inclusivo, capace di valorizzare la persona anche nel racconto delle prestazioni sportive agonistiche.

Il Sindacato dei giornalisti del Trentino-Alto Adige e TSM-ADM Accademia della Montagna, in collaborazione con CIP – Comitato paralimpico italiano e la rivista “Oltre gli ostacoli”, promuovono la II edizione del seminario “Comunicare la disabilità. Il contributo dell’informazione sportiva nella promozione di una cultura dell’accessibilità e dell’inclusione”.

L’iniziativa, organizzata alla vigilia delle Paralimpiadi Milano-Cortina 2026, si inserisce all’interno di un più ampio percorso di ricerca e formazione sul linguaggio inclusivo.

Il seminario, della durata complessiva di tre ore, si articolerà in due sessioni.

Comunicare la disabilità – II edizione
Mercoledì 10 dicembre dalle ore 10.00 presso il MUSE-Museo delle Scienze di Trento.

Programma
Prima parte
Sport e accessibilità: nuovi linguaggi per l’inclusione
Gianluca Cepollaro, TSM-ADM Accademia della Montagna

Verso Milano-Cortina 2026
Massimo Bernardoni, CIP – Comitato paralimpico italiano Trentino-Alto Adige

Informare sulla salute mentale. Una guida del Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti e di Rai per la Sostenibilità ESG
Lorenzo Sani, Ordine nazionale dei Giornalisti

Seconda parte – Tavola rotonda
Intervengono
Franco Bragagna, telecronista sportivo, Rai
Fabrizio Franchi, consigliere nazionale Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti e caposervizio dell’Adige
Stefano Silva, giornalista sportivo, Rai

Modera
Rocco Cerone, segretario regionale del sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige

La partecipazione al convegno è gratuita con iscrizione obbligatoria online su questa pagina fino ad esaurimento posti. Il posto sarà riservato a tutti gli iscritti fino all’orario di inizio dell’incontro.

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Fnsi, il 28 novembre sciopero per il contratto 

 Un giorno di sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico scaduto nel 2016. 

La Giunta esecutiva della Federazione nazionale della Stampa italiana, riunita a Roma mercoledì 12 novembre 2025 insieme con la Consulta delle Associazioni regionali di Stampa, ha deciso all’unanimità di proclamare per venerdì 28 novembre l’astensione dal lavoro dei giornalisti di quotidiani, periodici, agenzie di stampa, testate online, radio e televisioni nazionali che applicano il contratto di lavoro Fnsi – Fieg. 

Mentre il giorno prima, giovedì 27 novembre, il Consiglio nazionale della Fnsi si riunirà in piazza dei Santi Apostoli, a Roma, per lanciare la mobilitazione che l’indomani porterà i giornalisti allo sciopero. 

Il sindacato rivendica dignità per il lavoro dei colleghi dipendenti e lavoratori autonomi, norme per il corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, il riconoscimento anche economico del ruolo cruciale che il giornalismo riveste nell’ordinamento democratico del nostro Paese. 

Perché “il nostro lavoro vale”. 

I giornalisti sono lavoratori come tutti gli altri e hanno bisogno di un contratto. Dal loro contratto e dalle loro tutele sindacali dipende un’informazione libera, autonoma e autorevole nei confronti dei cittadini, ai quali altrimenti rimarrebbero solo notizie manipolate dai grandi colossi del web. 

Come disse nel 2023 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “il contratto di lavoro dei giornalisti – scaduto ormai da anni – costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”. 

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La Carta di Bolzano. Intelligenza artificiale e informazione: il ruolo del giornalista e l’informazione

È stata presentata nel mese di ottobre scorso a Bolzano nella sede della Libera Università al NOI Techpark, la Carta di Bolzano nel corso della giornata di studi organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa, Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige a cui hanno presenziato i vertici della FNSI, il segretario regionale del Sindacato Rocco Cerone, docenti universitari e giornalisti direttori di testate regionali.

LA CARTA DI BOLZANO

L’Intelligenza Artificiale (IA) produce e produrrà sempre di più profondi mutamenti anche nella particolare e rilevante attività umana del giornalismo. Negli anni ’80 del secolo scorso, l’introduzione delle nuove tecnologie (computer, sistemi editoriali informatici, ecc.) contribuì a un notevole cambio di paradigma: il lavoro giornalistico mutò radicalmente e in breve tempo i vecchi strumenti vennero sostituiti da macchine sempre più rapide e “intelligenti”. Una trasformazione che, con il tempo, non ha riguardato solo i devices e la configurazione di una rete sempre più ampia (vere e proprie protesi, ormai indispensabili) ma anche nuove sensibilità culturali e atteggiamenti mentali che hanno inciso profondamente nel lavoro di chi ha il diritto e il dovere di informare la collettività.

Internet, nuove piattaforme e dispositivi sempre più complessi e fruibili, rappresentano l’ulteriore evoluzione delle profonde modifiche degli ultimi decenni. La continua trasformazione digitale e quelli che sono stati definiti i “cambiamenti algoritmici”, sono un sistema complesso, innovativo e utile (ormai necessario), ma non scevro da rischi.

L’Intelligenza Artificiale (espressione oltremodo sintetica e per molti aspetti non appropriata) pervade ormai la nostra vita. Tutti la utilizziamo, ma il più delle volte senza saperlo: quando usiamo il telefono, prendiamo un aereo, accendiamo un elettrodomestico, ecc. Non ne siamo consapevoli; oppure lo siamo, ma in modo superficiale. Se sappiamo, quanto meno a grandi linee, come si muovono (ed evolvono) scienza e tecnologia, non facciamo caso (possiamo non fare caso) a cosa è “dentro” e “dietro” gli strumenti che utilizziamo: nei fatti ci interessa solo il risultato (comunichiamo con il telefono, navighiamo in internet, voliamo in sicurezza, risolviamo le incombenze domestiche).

Questo per l’informazione giornalistica non basta: in tale particolare ambito della nostra vita individuale e collettiva non possiamo essere superficiali. Non basta alle cittadine e ai cittadini che devono (hanno il diritto di) sapere che ciò che leggono, ascoltano, vedono è frutto di un attento lavoro e di un chiaro discernimento, i quali certamente non possono essere (solo) meccanici. Conseguentemente, non basta alle giornaliste e ai giornalisti, che hanno il dovere (oltre che il diritto) di poter acquisire i dati da fonti sicure, certe e autorevoli e di poterli rielaborare criticamente secondo la loro sensibilità e la loro cultura.

Ragione e coscienza: ogni persona ne è dotata. Ma alla ragione e alla coscienza si aggiunge per le giornaliste e i giornalisti, come  asseverato da una pluriennale elaborazione giuridica e giurisprudenziale, la creatività, nel senso più ampio del termine. Una macchina, anche la più complessa fino ad ora realizzata, possiede ragione, coscienza, creatività? Possiamo certamente affermare che di coscienza – a meno di non oltrepassare il confine tra scienza e fantascienza – la macchina non è dotata; ma per la ragione e la creatività il discorso è più articolato. Se per ragione intendiamo la capacità di eseguire calcoli complessi e rapidi, la ricerca di input rilevanti e la loro sistemazione logica; e se per creatività la possibilità di produrre output originali e coerenti in virtù di un efficace addestramento, si potrebbe affermare che la macchina è dotata di ragione e creatività e, cioè, di intelligenza artificiale generativa. Ma la coscienza e tutto quello che essa presuppone e comporta?

Se definiamo coscienza la consapevolezza del valore morale del nostro operato, il discernimento tra bene e male, la facoltà di piena comprensione e valutazione dei fatti che si verificano nella sfera della nostra esperienza e, conseguentemente, la possibilità di assumere decisioni appropriate nel più ampio panorama dell’etica dell’agire, la macchina, pur complessa che sia, rimarrà sempre indietro, se non proprio al punto di partenza. L’IA generativa può ragionare e creare, nel senso esplicitato, ma certamente non può prendere decisioni “coscienziosamente” determinate, la cui complessità non è frutto di algoritmi, ma di quel bagaglio di esperienza e valori umani che la macchina non può neppure lontanamente imitare.

Il ruolo del giornalista è quindi insostituibile. L’IA che utilizza può anche essere generativa, sempre nel senso già esplicitato, ma il professionista dell’informazione non può fermarsi a ciò che essa genera. È lui che deve (ulteriormente) generare il quid pluris che rende l’informazione oggettiva, equilibrata, rispettosa e, nello stesso tempo, libera, critica ed efficace. Generare tutto questo per una macchina è troppo difficile? Sì, forse impossibile. E mai come in questo caso la difficoltà (anzi, l’impossibilità) è bene, è etica. Gli algoritmi hanno cambiato la nostra vita, ma non possiamo consentire che la stravolgano. Libertà di pensiero e di azione, diritti sociali e civili, democrazia (vera), sono garantiti dall’informazione.

Se l’informazione non è libera non è informazione, ma indottrinamento culturale, sociale e politico. Se l’informazione non è libera è, nella migliore delle ipotesi, espressione di potere oligarchico. E l’informazione non è libera quando è l’algoritmo (che è sempre creato da e in mano di qualcuno che algoritmo non è) ad arrivare, senza alcun ulteriore processo decisionale umano, alle cittadine e ai cittadini. L’algoritmo c’è, ma non si vede. E se non si vede, chi lo crea e lo utilizza ha un potere su di noi, di pensiero e di azione, che fino a poco tempo fa non era neppure immaginabile.

La rivoluzione industriale l’hanno fatta le macchine? No, è stata il pensiero e l’azione di innumerevoli donne e uomini che (nuove) macchine hanno avuto la capacità di creare e utilizzare, anche nell’interesse comune. L’informazione, in senso ampio ed inclusivo, se può essere aiutata dalle macchine (come ogni ambito dell’agire umano), per rimanere quello che è o che comunque dovrebbe essere – critica, libera, oggettiva ed equilibrata – ha sempre bisogno della persona. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza (Dichiarazione universale dei diritti umani). E devono rimanere tali anche quando utilizzano l’IA.

Libertà, dignità e diritti non sono garantiti dagli algoritmi. Anzi, se i pochi che li creano e gestiscono propongono (o impongono) un modello di società in cui i molti si limitano a subirli, tali garanzie svaniscono, proprio grazie a un mondo ipertecnologico e iperconnesso. L’informazione giornalistica e i suoi principali operatori (editori e giornalisti) possono evitare tutto questo grazie a una visione e a una conseguente pratica (come molti ormai la definiscono) algoretica.

L’utilizzo etico dell’algoritmo, assicurato da un utilizzo antropocentrico dell’IA, non è più solo la sfida del futuro, ma del presente. Una sfida che impone al sistema dell’informazione giornalistica di elaborare il suo “ultimo miglio” solo con l’intervento diretto della persona. Il giornalista non può, oggi, fare a meno dell’IA nel suo lavoro, ma ciò che il pubblico deve leggere, ascoltare, vedere, deve essere frutto della ragione, coscienza e creatività di una persona libera e responsabile: il giornalista, appunto.

Gli editori hanno quindi l’obbligo, pur nell’ambito delle proprie libere scelte imprenditoriali, di garantire al pubblico un’informazione dove la macchina è solo strumentale (spesso, e a ragione, macchina e strumento sono indicati come sinonimi); la macchina ricerca ed elabora input, restituisce output, ma alla fine (lo abbiamo definito “ultimo miglio”) deve cedere il testimone ad un professionista dell’informazione (il giornalista) che ha l’obbligo di verificare, approfondire, scrivere. È lui, alla fine, che deve comunicare al pubblico il suo pensiero: è di lui che dobbiamo fidarci, non della macchina.

Non è solo una questione di fake news, ma di cultura. Una cultura della fiducia senza la quale libertà e responsabilità (di tutti) non sono assicurate. È proprio la legge sull’ordinamento della professione giornalistica (del 1963, ma in questo sempre attuale) a reputare imprescindibile per gli editori e i giornalisti promuovere la fiducia tra la stampa e i lettori.

Il pubblico (il lettore, per utilizzare l’espressione della legge) deve fidarsi; può (e deve) liberamente scegliere una testata o un’altra, ma deve potersi fidare. La fiducia, anche come solidarietà e partecipazione, è un rapporto diretto tra due o più persone, non un rapporto tra una persona e una macchina. È vero che un’IA sempre più complessa e addestrata produce output sempre più coerenti e sicuri. Ma è altrettanto vero che in un mondo sempre più complesso e globalizzato anche una sola parola sbagliata o una sola sfumatura distorta, possono risultare inaccettabili e mutare radicalmente un senso. La persona, il giornalista, non è quindi sostituibile e, d’altra parte, maggiori supporti da parte dell’IA implicano sempre maggiori responsabilità umane.

Responsabilità dell’editore, il quale – seppur legittimamente attratto dai meccanismi di mercato – non può sostituire le persone (i giornalisti) con l’IA. Quest’ultima può aiutare (e molto), ma rimane uno strumento, come già avvenuto con le (già radicali) innovazioni tecnologiche degli anni ’80 del secolo scorso. Al professionista dell’informazione spetta il confezionamento del “prodotto finito” e il pubblico deve sempre sapere che tale prodotto, seppure realizzato con l’ausilio dell’IA, è frutto del lavoro umano.

Vi è un diritto, quello alle relazioni umane, che non può essere disatteso. Quando leggiamo un articolo o vediamo un servizio, dobbiamo sapere chi (giornalista) lo ha realizzato. Non è solo una questione, pur rilevante, di responsabilità giuridica, ma di relazione e di etica. L’etica presuppone sempre una relazione tra più persone che si riconoscono ugualmente libere e dignitose, e non tra una persona e una macchina (che etica non ha).

Ma la responsabilità è anche quella del direttore, che deve garantire al pubblico che l’editore non imponga prodotti informativi realizzati unicamente dall’IA, senza l’imprescindibile lavoro, soprattutto finale, dei giornalisti. Così facendo, inoltre, il direttore garantisce un lavoro libero e responsabile che deve essere assicurato ai componenti delle redazioni, ognuno nel proprio ruolo.  Peraltro – in questo modo e proprio nell’interesse di chi sovrintende a una testata – il direttore non è costretto ad essere l’unico responsabile (insieme all’editore) di ciò che viene pubblicato e “firmato”, come si inizia a vedere, solo dall’IA, la quale non ha certo un potere di firma, in senso giuridico e morale, e non potrà mai essere chiamata a rispondere di ciò che viene pubblicato.

E, infine, responsabilità chiave è quella del giornalista. Egli non può utilizzare l’IA come una scorciatoia, ma solo come valido supporto. Il pubblico chiede libertà, dignità, obiettività, trasparenza, diritti, rispetto, equilibrio; e il processo decisionale, responsabile e creativo, non può che essere del giornalista.

Se l’informazione giornalistica è libera e responsabile, anche la società è libera e responsabile, oltre che realmente democratica e tollerante. Se l’informazione giornalistica non è delegata ad un oscuro algoritmo, neanche la democrazia lo sarà. Se questo dovesse avvenire, non avremmo più democrazia – governo del popolo – ma «datacrazia» – governo dell’algoritmo – dove i pochi in grado di controllare e addestrare le macchine, avranno un crescente e pervasivo potere sulla grande maggioranza delle persone, che da questo controllo è esclusa. Un potere incontrollato che, anche in virtù del contemporaneo costituzionalismo, nazionale e sovranazionale, non può essere accettato, mai!

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Ordine dei giornalisti SINDACATO

Sì alle conferenza stampa

Il presidente e la giunta provinciale di Bolzano non possono esimersi dal rendere conto all’opinione pubblica dell’attività amministrativa e legislativa, attraverso la costituzionale intermediazione giornalistica.
Lo evidenzia in una nota il Sindacato dei Giornalisti del Trentino Alto Adige.

La preannunciata nuova modalità di comunicazione attraverso comunicati stampa scritti preconfezionati ed esternazioni video di assessori e presidente impediscono ai giornalisti di svolgere la loro funzione costituzionalmente garantita e costituisce un arretramento alle pluridecennali conferenze stampa istituite dall’allora Landeshauptman Luis Durnwalder e continuate dall’attuale Presidente Arno Kompatscher fino allo spostamento dal prossimo 17 ottobre della giunta dal martedì al venerdì.

Il Sindacato regionale giornalisti solidarizza con tutte le redazioni di  giornali scritti, radioteletrasmessi ed online ed invitano il Presidente Kompatscher e la Giunta Provinciale di Bolzano a rivedere questa incomprensibile decisione che comprime la libertà di stampa e la funzione di intermediazione giornalistica, costituzionalmente garantita dall’articolo 21 della Carta Costituzionale.

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Formazione Ordine dei giornalisti SINDACATO

Corso con 6 crediti giovedì 2 ottobre presso l’Università di Bolzano

C’è tempo fino al 30 settembre per iscriversi al corso con 6 crediti formativi (di cui 2 deontologici) che si svolgerà giovedì 2 ottobre alle 15.00 all’Università di Bolzano presso il NOI Techpark in via Alessandro Volta 13 a Bolzano.

L’incontro si propone di presentare e discutere la proposta di una guida sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) condivisa: focalizzando le responsabilità etiche nell’integrazione delle tecnologie intelligenti nelle redazioni giornalistiche e nei media digitali.

La guida nasce da un lavoro congiunto di esperti provenienti da diverse discipline — composto da Bruno Del Vecchio, storico legale della Fnsi e del Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige; Giulia Bazzoni, assegnista di ricerca dell’Università di Verona; Federico Boffa, Francesco Ravazzolo, Mirco Tonin, professori ordinari alla Facoltà di Economia dell’Università di Bolzano; Andrea Repetto Data Protection officer di Bolzano; Mirco Benetello, direttore Confesercenti di Bolzano; Paolo Milani, giornalista della Camera di Commercio di Trento; Eva Manfrini, dottore commercialista dello Studio Baker Tilly di Trento; Rocco Cerone, segretario del Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige — e si propone di bilanciare l’innovazione tecnologica con la tutela della qualità informativa e dei principi democratici.

Nel contesto attuale, l’IA offre potenzialità straordinarie per la produzione, l’analisi e la distribuzione delle notizie, migliorando l’efficienza delle redazioni e la personalizzazione dei contenuti. Tuttavia, l’adozione indiscriminata di strumenti di IA rischia di compromettere la qualità editoriale, amplificare i pregiudizi algoritmici e minacciare la pluralità dell’informazione. La guida si propone quindi di stabilire un quadro di riferimento etico e giuridico per promuovere un’adozione responsabile dell’IA, garantendo al contempo la centralità del ruolo del giornalista come custode della deontologia professionale e garante della veridicità dell’informazione.

L’incontro verrà introdotto dall’avv. Bruno Del Vecchio, storico legale della Fnsi e del Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige, che presenterà i principi ispiratori della guida su IA Informazione e Giornalismo.

Interverranno, fra gli altri, Francesco Profumo, già Ministro dell’Università e della Ricerca e già Presidente della Fondazione Bruno Kessler (FBK), che porterà una prospettiva sulle politiche dell’innovazione e la governance dell’IA; di Giovanni Pascuzzi, Consigliere di Stato, già Preside di Giurisprudenza all’Università di Trento ed esperto di diritto digitale, che approfondirà le questioni legate alla regolamentazione dell’IA e alla protezione dei diritti fondamentali nel contesto informativo; di Riccardo Manzotti, Ph. D. in Robotics, professore di filosofia teoretica allo IULM di Milano, visiting professor al MIT; Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi, che parlerà dei rischi occupazionali della IA generativa. Porterà il suo saluto il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri per l’informazione e l’editoria Alberto Barachini.
Infine il punto di vista dei direttori giornalistici.

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Ordine dei giornalisti SINDACATO

L’Adige, copie scaricate illegalmente: scatta la denuncia. La solidarietà del Sjg

Il quotidiano: «Non si tratta più di tollerare un fenomeno marginale, ma di combattere una pratica industriale che minaccia di dare il colpo di grazia a un settore già in profonda crisi». Il sindacato regionale: «L’informazione professionale di qualità ha un costo e non può essere gratuita».

«Un clic per scaricare, un istante per condividere. E un intero giornale, frutto del lavoro di decine di professionisti, dalla redazione alla tipografia, finisce illegalmente nelle mani di migliaia di utenti. E un rito mattutino per molti, ma che si consuma nell’illegalità più totale: la lettura del quotidiano piratato, ricevuto comodamente sul lo smartphone tramite Telegram o WhatsApp. Un fenomeno dilagante e strutturato, che ora ha portato la nostra azienda a dichiarare guerra, depositando una denuncia formale alla Polizia Postale per tentare di smantellare questo sistema criminale». A raccontare questa azione contro la pirateria è L’Adige in un articolo pubblicato sull’edizione di sabato 30 agosto 2025.

Nel pezzo viene poi spiegato il meccanismo: «Poche ore dopo l’uscita dell’edizione digitale de l’Adige, spesso nel cuore della notte, un utente con un abbonamento legittimo scarica il file Pdf del giornale. Da li, il passo è breve: il file viene caricato su canali Telegram o gruppi WhatsApp che fungono da vere e proprie edicole digitali abusive. Questi gruppi diventano così le centrali di uno smistamento capillare che priva gli editori della loro fonte primaria di sostentamento le vendite e gli abbonamenti».

L’Adige sottolinea sia il danno economico (con un crollo dei ricavi che mette a rischio non solo i bilanci delle aziende editoriali, ma anche i posti di lavoro di giornalisti, tipografi, grafici e di tutta la filiera) che quello culturale di questi comportamenti, con la diffusione della percezione che l’informazione di qualità debba essere gratuita.

«La denuncia presentata alla Polizia Postale – si spiega nell’articolo -mira a colpire al cuore questo sistema. Gli investigatori specializzati in crimini informatici avranno il compito di risalire la catena, partendo dagli utilizzatori finali per arrivare agli amministratori dei canali e, infine, a chi per primo carica e distribuisce il materiale protetto da copyright».

Nell’articolo si parla poi di «punto di non ritorno. Non si tratta più di tollerare un fenomeno marginale, ma di combattere una pratica industriale che minaccia di dare il colpo di grazia a un settore già in profonda crisi».

L’Adige ricorda infine che legge 633/1941 sul diritto d’autore «è la norma che protegge le opere creative, come i giornali, vietandone la condivisione non autorizzata. Chi distribuisce: commette un reato penale, rischiando la reclusione fino a 3 anni e multe che possono essere superiori a 15.000 euro. Chi scarica: è soggetto a una sanzione amministrativa (a partire da 154 euro), oltre al possibile risarcimento del danni».

Solidarizza con l’iniziativa de l’Adige il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige con una nota: «Anche attraverso le denunce penali si deve combattere la pirateria che attenta al lavoro giornalistico ed alle risorse degli editori; soprattutto si deve invertire il paradigma che l’informazione professionale di qualità ha un costo e non può essere gratuita». (anc)

Fonte: https://www.fnsi.it/