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Ifj e Fnsi, un minuto di silenzio per i giornalisti palestinesi morti

Un minuto di silenzio per i giornalisti palestinesi morti a causa della guerra in corso con Israele. Il Pjs, il sindacato dei giornalisti palestinesi, chiede ai colleghi tutte le organizzazioni aderenti alla Ifj di unirsi a loro nel ricorso il 26 febbraio 2024, a mezzogiorno. «Nonostante le difficoltà e i rischi per la propria incolumità – ricorda il Pjs – i giornalisti palestinesi continuano a svolgere il loro lavoro, informando l’opinione pubblica locale e internazionale su quanto avviene nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre».

In poco più di cinque mesi di guerra, numerosi colleghi hanno perso la vita. Come per il conflitto in Ucraina, la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) ha coinvolto tutti i sindacati aderenti nella raccolta di aiuti per sostenere il lavoro dei giornalisti palestinesi che continuano a operare in prima linea.

All’iniziativa ha aderito anche la Fnsi, che nella giornata del 26 febbraio rivolgerà un pensiero a tutti i colleghi che in Palestina continuano a lavorare sotto le bombe.

A questo link il video della Fnsi per la campagna #SupportPalestinianJournalists.

Fonte: FNSI

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Alluvione Emilia Romagna, FNSI sostiene la raccolta fondi per Conselice

In Emilia Romagna l’emergenza per l’alluvione non è finita. Conselice, realtà tra le più colpite, è ancora alle prese con la conta dei danni e ha bisogno di aiuto. La Federazione nazionale della Stampa italiana promuove una raccolta fondi per aiutare l’amministrazione di questo Comune romagnolo, unica realtà italiana che ha un monumento dedicato alla libertà di stampa.

A Conselice, ogni anno, il 3 maggio (giornata internazionale della libertà di stampa) e il 1° ottobre (celebrazione del monumento) vengono organizzate in collaborazione anche con la Fnsi numerose iniziative dedicate al giornalismo e alla libertà di informazione. A questo si aggiunge l’Osservatorio sulla libertà di stampa che vede fra i soci il Comune, la Fnsi e l’Aser (Associazione stampa Emilia Romagna).

La Federazione invita tutti i colleghi a dare un contributo con un versamento sul conto corrente del Comune indicando come causale “manutenzione monumento libertà di stampa” o “teatro comunale” o “biblioteca comunale” con a fianco “Fnsi”.

I fondi raccolti, assieme a quelli che stanno arrivando da altre iniziative, saranno utilizzati dal Comune (è costante il confronto fra il sindacato dei giornalisti e la sindaca Paola Pula e l’assessora Raffaella Gasparri) per riparare i danni provocati dall’alluvione a questi tre luoghi che sono il fulcro delle celebrazioni in maggio e in ottobre.

L’invito è a diffondere tra tutti i colleghi questo appello.

Ecco le indicazioni:
Iban IT75W0627013199T20990000635
intestato a Tesoreria Comune di Conselice
c/o Cassa di Risparmio di Ravenna.

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Cambio al vertice per Assostampa Trento e Gus

Patrizia Belli si è dimessa da presidente di Assostampa Trento e del Gruppo Uffici Stampa regionale per motivi di salute.

Le subentrano Paolo Silvestri, già giornalista del Trentino, alla presidenza di Assostampa Trento, e Federica Bellicanta, in servizio all’ufficio stampa del Comune di Trento.

Hanno provveduto all’avvicendamento i direttivi congiunti dei due organismi, riuniti questa mattina a Trento in presenza ed in videoconferenza, aderenti al Sindacato Giornalisti del Trentino Alto Adige ed alla FNSI.

Patrizia Belli continuerà ad apportare il suo contributo nei due organismi.

Un unanime pubblico ringraziamento è stato tributato alla presidente uscente Patrizia Belli per il lavoro svolto in questi anni al servizio dei colleghi.

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Libertà di stampa, flash mob a Trento e Napoli

Una doppia iniziativa per denunciare la stretta delle autorità di Mosca contro cronisti e media indipendenti e per ricordare Antonio Megalizzi e Mario Paciolla assieme ai loro familiari. Con il presidente della Fnsi anche i rappresentanti dei giornalisti di Trentino Alto Adige e Campania e dell’associazione Articolo21.

«Non possiamo tacere sui bavagli della Russia, una situazione che dura da venti anni e che per lungo tempo è stata ignorata in Italia per interessi politici. Ora si arriva a un atto estremo con la chiusura del giornale di Anna Politkovskaja, e alla condanna di 22 anni di Ivan Safronov. Voci messe a tacere che noi abbiamo il compito di tenere vive e ricordare». Lo ha detto il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, al flash mob organizzato a Trento venerdì 9 settembre 2022 con il Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige all’indomani della revoca della licenza di pubblicazione a Novaya Gazeta e della sentenza contro l’ex reporter di Vedomosti e Kommersant.

In contemporanea, collegati con Trento, nella sede del Sindacato unitario giornalisti Campania, a Napoli, a manifestare per denunciare la stretta delle autorità russe contro giornalisti e media indipendenti, insieme con il segretario regionale Claudio Silvestri c’erano i genitori di Mario Paciolla, il cooperante Onu e giornalista ucciso nel 2020 in Colombia in circostanze ancora avvolte nel mistero, il cronista Mimmo Rubio, costretto a vivere sotto scorta a causa delle minacce ricevute per via del suo lavoro, rappresentanti del mondo dell’associazionismo campano.

«Sono passati due anni dalla morte di Mario e attendiamo ancora una verità chiara. Vogliamo sapere, non ci accontentiamo di quello che dice l’Onu, quindi andremo avanti nella nostra ricerca, in questo percorso di verità e giustizia. Vogliamo che questa storia non venga dimenticata, così come invece voleva l’Onu subito dopo averci comunicato la notizia della morte di Mario, chiedendoci se volevamo la restituzione del corpo», ha ribadito Anna Motta, madre di Mario Paciolla. E il padre, Pino Paciolla, ha aggiunto: «Da subito l’Onu ha classificato la morte di Mario come suicidio, il che non è assolutamente vero».

Durante il collegamento, i genitori del giornalista e cooperante napoletano hanno virtualmente abbracciato la famiglia di Antonio Megalizzi, cronista ucciso a Strasburgo nel 2018, presente a Trento insieme con rappresentanti dell’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. Alla Fondazione Megalizzi e all’Obct sono state consegnate le targhe conferite loro da Articolo21 per i vent’anni dell’associazione.

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Indagine Ungp al Salone del libro di Torino

“Giornalisti fra passato e futuro”, indagine sull’evoluzione della professione fra crisi e nuove opportunità. I risultati della ricerca presentati al Salone del libro di Torino (19-23 maggio).

“Giornalisti fra passato e futuro” raccoglie in un volume edito da All Around a cura della Fondazione sul Giornalismo “Paolo Murialdi” gli esiti di un sondaggio proposto dall’Unione nazionale giornalisti pensionati (Ungp) per indagare sul futuro della professione in una fase nella quale il dibattito sulla trasformazione della comunicazione pubblica si è fatto particolarmente acceso e il confronto fra strumenti tradizionali e nuovi media si sviluppa lungo direttrici che mettono a rischio la centralità dei contenuti e compromettono il rispetto delle regole deontologiche. L’indagine dell’Ungp è stata avviata con la diffusione capillare di un questionario proposto a colleghe e colleghi in quiescenza, iscritti o non iscritti al sindacato. Gli esiti del sondaggio sono esaminati analiticamente dalla professoressa Laura Rizzi del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Udine. Al volume hanno contribuito il Segretario nazionale della Fnsi Raffaele Lorusso e dirigenti nazionali dell’Ungp.

I suggerimenti, le critiche, le proposte dei rispondenti al questionario costituiscono materiali utili all’elaborazione di nuovi progetti, adeguati alla realtà di una categoria in evoluzione, in un’ottica di collaborazione fra le generazioni, tanto più necessaria in una fase che vede i diritti dei lavoratori erosi, il sindacato sotto attacco, il precariato dilagante e una continua emorragia di posti di lavoro.

“Giornalisti fra passato e futuro” sarà presentato al Salone del Libro di Torino (19-23 maggio). La mattina di lunedì 23 maggio i dirigenti dell’Ungp saranno presenti al Salone del Libro, presso lo stand dell’Alleanza Cooperative Italiane Comunicazione (Padiglione OVAL n. T78) per illustrare i contenuti del volume e le prospettive di una categoria che, pur nella crisi che attraversa, rivendica una propria autonomia e soggettività sociale.

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Minacce online, Giulietti a Trento: «Preoccupante escalation»

Incontro alla vigilia della Giornata mondiale della libertà di stampa con, fra gli altri, il presidente Fnsi, il presidente del Cnog Carlo Bartoli, la presidente dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Elisabeth Meir e il sindaco Franco Ianeselli, che hanno ricordato i tanti giornalisti uccisi negli ultimi mesi nelle zone di guerra.

“Assistiamo ad una crescita continua delle minacce nei confronti dei giornalisti, aumentate nel 2021 del 41% rispetto al 2020 soprattutto sul web. Ci chiediamo se la Costituzione italiana è stata sospesa in rete, dove tutto sembra permesso. Rileviamo poi come incida sulla libertà di stampa il problema irrisolto dell’equo compenso per il lavoro giornalistico e quello delle querele bavaglio”. Così il presidente della Fnsi, Guseppe Giulietti, durate la manifestazione organizzata a Trento dal Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige e dal presidio regionale di Articolo 21, con il patrocinio del Comune di Trento, alla vigilia della Giornata internazionale sulla libertà di stampa.

Le diverse questioni aperte sul tema della libertà di stampa in Italia sono state ricordate anche dal presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Bartoli. “Nonostante le sentenze della Corte europea – ha specificato – nel nostro Paese stiamo ancora aspettando che si abolisca il carcere per giornalisti, che si ponga un argine alle querele bavaglio e si garantisca la tutela delle fonti”.

Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, ha rilevato come sia “interesse di tutti difendere la corretta informazione”, mentre la presidente dell’ordine dei giornalisti del trentino Alto Adige, Elisabeth Meir, ha sollevato del problema del precariato e della mancanza di una giusta retribuzione per i professionisti.

Durante l’incontro, a cui erano presenti anche i segretari generali di Cgil e Cisl del Trentino e una delegazione di Amnesty International, sono state consegnate delle targhe di ringraziamento alla famiglia di Antonio Megalizzi e all’osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. Sono inoltre stati ricordati i tanti giornalisti uccisi negli ultimi mesi nelle zone di guerra. (ANSA)

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A Trento si celebra la libertà di informazione

Alla vigilia della Giornata internazionale sulla libertà di stampa, per il terzo anno, Trento (nella corte interna di Palazzo Geremia) Lunedì 2 maggio 2022 alle 12 ospiterà la Manifestazione nazionale sulla libertà di informazione.

Alla manifestazione nazionale sulla libertà di informazione interverranno l’intera giunta comunale, con il sindaco Franco Ianeselli e il presidente del consiglio comunale Paolo Piccoli, insieme ad una delegazione di giornalisti e giornaliste, con – fra gli altri – il presidente della FNSI Giuseppe Giulietti, il presidente del CNOG Carlo Bartoli, la presidente ODG di Trento Elisabeth Mair, Nicole Corritore e Paola Rosa’ di OBCT, il referente di Articolo21 del Trentino Alto Adige Roberto Rinaldi, Paolo Silvestri del comitato di redazione del “Trentino”, voce spenta il 15 gennaio 2021.

Davanti alla bandiera giallo e blu dell’Ucraina ed al vessillo arcobaleno della pace saranno letti durante un breve flashmob i nomi dei giornalisti uccisi durante la guerra in corso in Ucraina ed esposti dai presenti su fogli A3.

Nell’occasione saranno consegnate targhe ricordo nel ventennale di fondazione dell’Associazione culturale Articolo21 alla Famiglia di Antonio Megalizzi e all’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa.
Al termine Ekaterina Ziuziuk dell’Associazione Bielorussi in Italia Supolka e presidente regionale di Articolo21 eseguirà una canzone di pace.

La mattinata sarà moderata dalla giornalista Silvia Fabbi.

(Foto: Wikipedia)

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L’informazione tra pandemia e guerre, una riflessione di Roberto Reale

L’informazione tra cronaca e propaganda, tra spettacolarizzazione e approfondimento: come e quanto l’attualità tragica della guerra in Ucraina sta mettendo in discussione il ruolo dell’informazione professionale e dello stesso giornalista. Sarà uno degli argomenti che verranno affrontati nella seconda edizione del corso di Alta formazione Università di Padova- Fnsi “Raccontare la verità: come informare promuovendo una società inclusiva e contrastare le fake news”: iscrizioni entro il 7 aprile, inizio lezioni il 5 maggio.

Intanto vi proponiamo la riflessione di Roberto Reale, uno dei docenti del corso che vede nell’organizzazione anche il Sindacato giornalisti Veneto con quello del Trentino Alto Adige e l’adesione dell’Ordine nazionale e veneto dei giornalisti.

Tempo di guerra, tempo di atroci sofferenze, enormi rischi, incredibili paradossi. L’altro giorno incrocio un conoscente, persona cordiale e perbene, già elettore leghista. Mi dice che Putin è un pazzo e che bisogna bombardare Mosca. Gli rispondo che non mi pare una grande idea visto l’arsenale nucleare di cui dispone e che la follia di Putin, posto che di questo si possa parlare, deve essere retrodatata almeno al 2006, a quel 7 di ottobre in cui venne uccisa a Mosca la coraggiosa giornalista Anna Politkoskaja. Gli chiedo: perché nel frattempo in tanti in Italia, Europa, Stati Uniti l’hanno celebrato come un modello o hanno continuato a fare ottimi affari con lui e i suoi oligarchi?

Gli domando anche come si sia formato queste opinioni, mi risponde che guarda la televisione, cerca di non perdersi nessuna trasmissione. È vicino ai 60 anni, normale che per lui sia così, anche se è giusto qui non dimenticare che, nella distribuzione delle tragiche immagini del conflitto, un ruolo preponderante lo stanno avendo, per i più giovani, social come Tik Tok e Instagram.

Ma tv e social sono poi oggi “mondi così distanti”? Ho visto copertine di telegiornali con filmati fatti coi cellulari con mezzi e edifici bruciati ma completamente decontestualizzati ( russi, ucraini?), ho visto prime pagine di quotidiani con corpi straziati offerti a “grandezza naturale”. E da dove venivano quelle immagini se non dai social, dal flusso continuo che ci arriva dai campi di battaglia? Mi è tornata in mente una nobile parola, che in Italia purtroppo ha assunto pure obliqui significati, la parola rispetto. Nel suo senso migliore sta per la nostra capacità di volgere lo sguardo all’indietro, cioè soffermarci, chiederci cosa stiamo facendo, evitare di gettare nel calderone ogni tipo di immagine senza averle dato un robusto contesto interpretativo. Altrimenti vanno in onda spezzoni di videogiochi, scene provenienti da altri conflitti, copertine mai pubblicate di settimanali americani.

La “nebbia di guerra” del nostro tempo consiste in un moltiplicarsi esponenziale delle fonti, dei documenti visivi. Che effetti ha tutto questo sulla gente, sul pubblico? Qualcuno ha scritto che siamo al prevalere dell’osceno sul tragico, qualcosa che ti dà l’illusione di vivere gli eventi ma crea assuefazione non partecipazione vera. Altri hanno chiamato in causa la spettacolarizzazione che produce solo reazioni emotive, un rullo compressore che radicalizza ogni punto di vista senza produrre conoscenza. Sono tutti problemi seri. Mi limito qui a osservare che la parte migliore della nostra offerta informativa è arrivata dagli inviati sul campo che hanno, in condizioni spesso precarie, riferito quanto avevano visto e verificato. Peccato solo che nel presentare il loro lavoro si sia abusato della parola racconto che (anche se la cosa a molti sfugge) può essere anche narrazione di fantasia mentre la cronaca è più saldamente legata ai fatti. Altra questione controversa è quella dei giornalisti fatti allontanare dalla Russia. Questo è un tema delicato. La legge sull’informazione approvata in quel paese accentua in maniera intollerabile la stretta repressiva sulla libertà di espressione, ma è palesemente (fino a prova contraria) rivolta all’interno. Mantenere attivi uffici di corrispondenza significa documentare i fatti che avvengono nel paese, primo dovere del giornalismo, cosa opportunamente ribadita dalla BBC.

Dicevo all’inizio dei paradossi. In questa storia non ci sono dubbi che ci siano un aggressore e un aggredito. Stare dalla parte degli Ucraini è un dovere politico e morale. Ma piccole e un po’ miserabili “guerre culturali” (mi scuso per l’uso del termine davanti al dramma vero) sui tassi di atlantismo degli italiani, come se la Nato fosse Amnesty o Save The Children, lasciano veramente il tempo che trovano. Alcuni di noi fino a pochi mesi fa sono stati sbeffeggiati perché accentuavamo le critiche al regime putiniano dicendo che se si colpisce il giornalismo indipendente si creano le premesse per qualsiasi avventura. I sovranisti ci hanno risposto che invece era un modello in funzione anti islamica, altri che mancavamo di realismo. Adesso che esplodono le bombe tutti mischiano le carte. Il paradosso sta nel fatto che i primi a invitare alla prudenza rispetto a un escalation militare sono in Italia (e negli stessi Stati Uniti) i generali, gente che la guerra l’ha vista, combattuta, che sa dove potremmo andare a finire seguendo spinte isteriche o emotive.

E allora che fare? Si sta in campo come hanno fatto i nostri migliori inviati: dalla parte dei civili sempre e comunque. È la loro sofferenza che ci interroga e che deve guidarci. Per questo la prima richiesta da avanzare è sempre quella del cessate il fuoco. Se vuoi la pace prepara e sostieni la pace. Il resto lo lasciamo agli altri, a chi gioca a fare il dottor Stranamore dal salotto di casa, con editoriali di fuoco o da uno studio tv mentre in realtà detesta in primo luogo proprio chi è contro la guerra.

(Fonte: Sindacato dei giornalisti del Veneto, Sgv)

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Assostampa Alto Adige, solidarietà al popolo ucraino

Le immagini del bombardamento dell’ospedale di Mariupol sono l’ennesima brutalità della guerra in Ucraina. In nessun conflitto, purtroppo, non ci sono vittime. Ma quando viene colpito un ospedale con bambini e madri in stato di gravidanza tutto assume un contorno più drammatico. Assostampa Alto Adige esprime vicinanza al popolo ucraino

Un nuovo conflitto ha sconvolto la comunità internazionale, l’Unione europea e tutti noi, che mai pensavamo che alle nostre porte potessero di nuovo tornare carri armati, fucili e nuove vittime. Nessuna guerra è giusta, ma nel caso di Kiev non c’è nessun dubbio su chi sia lo Stato aggredito e chi sia l’aggressore. Per questo motivo come giornalisti e cittadini europei Assostampa Alto Adige non può non esprimere la solidarietà e la vicinanza al popolo dell’Ucraina e ai tanti cittadini di quella Nazione che vivono nella nostra Provincia con l’angoscia di sapere che amici e parenti sono lontani e in pericolo.

Siamo consapevoli della necessità di raccontare tutti gli eventi, compresa una guerra, con la neutralità propria della nostra professione, che tutte le voci vadano sentite e tutte le opinioni ascoltate. Ma di fronte al ritorno di una politica di potenza che pensavamo fosse figlia di un retaggio del passato e di fronte alla repressione del dissenso a Mosca, compreso il carcere per i giornalisti che raccontano fatti che il governo e il suo presidente ritengono non veri, non possiamo non prendere una decisa e precisa posizione contro scelte scellerate che mettono a rischio la pace e democrazia.

Ci stringiamo intorno alla popolazione dell’Ucraina e ci auguriamo che il buonsenso prevalga sulle armi. Viviamo in una terra che ha fatto della convivenza tra gruppi linguistici e culture il suo punto di forza. Motivo per cui riteniamo che un’alternativa alla guerra sia e deve essere possibile.

(Foto: Wikimedia Commons; Apartment building destroyed, Lysychansk, Lugansk region. Author: Ліонкінг)

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Assostampa Trento, vicini al popolo e ai giornalisti ucraini

La domanda che molti dinnanzi al conflitto Russia Ucraina si pongono è : “Noi cosa possiamo fare?” A parte donare e aprire le nostre case ai profughi, l’altra azione fondamentale riguarda il pensiero: ossia esprimere il proprio dissenso alla guerra e la propria solidarietà ai colleghi giornalisti di Ucraina e Russia.

Nei giorni scorsi la presidente dell’Associazione di stampa di Trento, Patrizia Belli, ha incontrato le donne ucraine di Rovereto per spiegare loro che l’associazione condanna la guerra ed è solidale nei confronti dei giornalisti ucraini. E non solo ha ricevuto la loro totale partecipazione ma anche il dono della bandiera Ucraina che le donne avevano cucito a mano. Una bandiera per tenere accesa l’attenzione verso la libertà di stampa in Ucraina ma anche in Russia. È recente infatti la decisione del governo russo di applicare pene che arrivano fino a 15 anni di carcere per coloro che vengono giudicati colpevoli di dire “guerra”, “invasione” o “offensiva” o gettano discredito sulle forze armate o invitano la gente a manifestare. L’Assostampa Trentina condanna questa forma di censura che calpesta i diritti fondamentali della libertà di stampa e esprime piena solidarietà a tutti gli operatori dell’informazione e ribadisce il proprio fermo “NO” all’invasione dell’Ucraina . Bene hanno fatto gli intellettuali a ricordare che in questa guerra, lo zar di Russia si preoccupa molto più dell’informazione che delle sanzioni economiche. Ne è dimostrazione che si sta cercando di chiudere tutti i canali di informazione diversi da quelli ufficiali.

Totale la solidarietà al popolo ucraino e in particolare ai giornalisti ucraini che si trovano in prima linea come il piccolo The Kyiv Independent: il quotidiano nato dopo la controversa chiusura del Kyiv Post (il più antico quotidiano ucraino in lingua inglese), che – attivo da soli tre mesi – si sovvenziona grazie ai lettori. E lo fa con una missione: “Dire la verità”. E il “piccolo” Kyiv Independent si è conquistato la fama di fonte attendibile, tanto che le sue notizie sono rilanciate dalle testate di tutto il mondo.

L’impegno di Assostampa trentina è – e sarà – quello di continuare a sostenere i nostri colleghi: i giornalisti ucraini e i giornalisti russi che sfidano censure, bavagli e ritorsioni in nome della libertà di stampa.

Per approfondire
L’8 novembre 2021 chiude il Kyiv Post. I cronisti e il resto dello staff sono stati licenziati. Una parte di loro però ha deciso di continuare a informare perchè, hanno scritto, “L’Ucraina ha bisogno di una fonte di notizie di cui fidarsi” e così è nato il Kyiv Independent. Alla guida del giornale c’è Olga Rudenko, 32enne ex vicedirettrice del Kiyv Post. La redazione ha conquistato consensi e, dato non secondario, i fondi per sostenersi. Il capitale iniziale è arrivato da una sovvenzione di emergenza europea e oggi vive grazie al contributo dei lettori. Poi la guerra e il piccolo giornale è diventato fondamentale per mostrare al mondo cosa accade. Chi volesse può sostenerlo su Patreon e GoFundMe. Inoltre sul sito web della Efj (European Federation journalist), è possibile sottoscrivere il documento di sostegno all’Ucraina. ttps://europeanjournalists.org/blog/2022/02/25/we-stand-in-solidarity-joint-statement-in-support-of-ukraine/