L’avanzata dell’intelligenza artificiale non è più una semplice scommessa tecnologica, ma una spinta strutturale che sta ridisegnando i confini dello spazio pubblico, dell’informazione e del rapporto stesso tra cittadini e istituzioni. In questo scenario transizione, si inserisce un appuntamento per il panorama informativo ed editoriale italiano: martedì 16 giugno 2026 alle ore 10:30, presso la sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato, a piazza Capranica 72, Roma, verrà presentata ufficialmente la Carta di Bolzano su IA e informazione.
Questo documento rappresenta il primo sforzo organico volto a delineare linee guida condivise e responsabilità etiche per l’integrazione delle tecnologie intelligenti nelle redazioni giornalistiche e nei media digitali. Frutto del lavoro congiunto di giuristi, economisti, esperti di comunicazione e tecnologi, la Carta si propone di governare l’innovazione senza subirla, salvaguardando la qualità dell’informazione e la tenuta dei principi democratici.
La Carta di Bolzano contro il pregiudizio algoritmico
Al centro della Carta di Bolzano vi è la necessità di disinnescare una delle minacce più subdole della transizione digitale: il pregiudizio algoritmico, i cosiddetti bias.
È fondamentale scardinare il falso mito della neutralità della tecnologia. Gli algoritmi di intelligenza artificiale, in particolare i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) e i sistemi predittivi, non operano in un vuoto asettico; essi imparano elaborando moli sterminate di dati storici prodotti dagli esseri umani.
Se quel patrimonio informativo di partenza contiene, in modo esplicito o latente, discriminazioni di genere, stereotipi sociali, asimmetrie geografiche o preferenze ideologiche, per non parlare di informazioni errate, l’algoritmo non farà altro che codificare, amplificare e perpetuare tali distorsioni su una scala infinitamente più ampia, restituendole sotto una veste di finta oggettività matematica.
Il rischio teorico si traduce rapidamente in un danno sistemico per il dibattito pubblico: se un algoritmo seleziona le notizie, gerarchizza i contenuti di un feed o scrive sintesi giornalistiche basandosi su metriche di ingaggio storiche o su data-set polarizzati, esso finirà per soffocare il pluralismo, escludere le minoranze e alimentare camere d’eco le cosiddette echo chambers sempre più radicali.
Il pregiudizio dell’algoritmo crea così una realtà deformata, spacciata per oggettiva solo perché calcolata da una macchina.
Dall’Enciclica alla Carta di Bolzano: il filo rosso dell’ecologia comunicativa
Come abbiamo già avuto modo di approfondire su queste pagine di digitalepolare.it nell’analisi della dimensione etica dello sviluppo tecnologico e del magistero sociale della Chiesa dedicato alle encicliche papali, la riflessione spirituale e quella giuridica si muovono sullo stesso binario. Il richiamo della Carta di Bolzano si aggancia idealmente alle intuizioni di Papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas (passaggio 137), che invocava una vera e propria “ecologia della comunicazione“: «Il primo compito che abbiamo è quello di non demonizzare né idolatrare gli strumenti, ma di governarli a partire da un punto fermo: la verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità».
Questa visione trova un preciso continuum operativo nei moniti di Papa Prevost, espressamente richiamati all’interno della struttura concettuale della Carta di Bolzano. Al numero 106 dell’Enciclica si legge infatti l’esplicito monito: «Servono quadri giuridici adeguati…», seguito al numero 108 da un principio cardine della sovranità digitale moderna: «… la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata…». La Carta si pone esattamente come la traduzione laica e deontologica di questi imperativi: uno scudo normativo per riaffermare la centralità del professionista umano come custode e garante ultimo della veridicità dell’informazione.
L’impatto sui due pilastri della democrazia: Giornalismo e Pubblica Amministrazione
La carta di Bolzano interviene su due macro-ambiti in cui l’IA rischia di alterare profondamente i pesi e i contrappesi democratici: giornalismo e media e pubblica amministrazione.
Se da un lato l’IA offre potenzialità straordinarie per l’analisi di dati complessi, l’efficienza dei flussi di lavoro e la distribuzione personalizzata delle notizie, l’adozione indiscriminata minaccia l’essenza stessa dell’editoria. La Carta ribadisce il ruolo insostituibile della mediazione giornalistica: la responsabilità penale, civile e deontologica non può essere delegata a un software.
Lo human-in-the-loop, il controllo umano, diventa il prerequisito essenziale per mantenere la fiducia dei lettori.
Sebbene il focus primario nasca dal mondo dell’informazione, i medesimi principi della Carta di Bolzano si possono riflettere sull’informazione della PA e non solo.
Consideriamo infatti che l’adozione di sistemi di IA nella gestione dei servizi pubblici, nella valutazione delle domande di welfare o nei processi decisionali automatizzati risente degli stessi identici bias algoritmici. Un algoritmo viziato nella PA può negare un sussidio o penalizzare ingiustamente un cittadino. Regolamentare l’IA significa quindi garantire la trasparenza amministrativa e il diritto del cittadino a conoscere la logica dietro ogni decisione algoritmica dello Stato.
Il programma dell’evento e le modalità di partecipazione
L’appuntamento in Senato nasce su iniziativa del senatore Pietro Patton, del Gruppo per le Autonomie, a cui spetterà l’introduzione dei lavori. Il panel dei relatori vedrà la partecipazione del rettore dell’Università di Bolzano, Alex Weissensteiner, a testimonianza della storica e decennale collaborazione accademica tra l’ateneo altoatesino e il Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige.
Il fulcro della presentazione sarà affidato all’autore materiale della Carta, il giurista Bruno Del Vecchio, legale storico della Fnsi e del Sindacato dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, che esporrà l’impianto normativo e i dettagli attuativi del testo.
Le conclusioni saranno affidate alla segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, mentre il compito di moderare il dibattito sarà del segretario del Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige, Rocco Cerone che ci ha rilasciato una dichiarazione.
L’opinione di Rocco Cerone Segretario del Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige
“L’IA è una tecnologia che deve essere al servizio della persona. Lo ha sottolineato anche Papa Leone XIV nella Enciclica Magnifica Humanitas pubblicata il 25 maggio scorso. Ma anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte lanciato moniti sull’utilizzo antropocentrico dell’IA al servizio dell’uomo. Intelligenza artificiale all’attenzione della Federazione della stampa italiana dal 2022 con l’avvento dei computer quantistici che hanno consentito uno sviluppo esponenziale della sua diffusione perché un suo utilizzo incontrollato rischia di impattare in maniera significativa nel mondo dell’informazione, con possibili ripercussioni sull’occupazione giornalistica e sulla tenuta della democrazia” – sottolinea Cerone.
“Il tema non riguarda solo i giornalisti ma l’intera opinione pubblica che si forma e si informa attraverso l’informazione professionale di qualità prodotta dai giornalisti. Professionisti dell’informazione che si possono avvalere delle nuove tecnologie ma che debbono rimanere al servizio delle persone.
Occorre, quindi, porre dei limiti giuridici, etici, deontologici – aggiunge il segretario del sindacato dei giornalisti del Trentino, ricordando con le parole di Papa Prevost “su chi serve la tecnologia”.
Ed infine annuncia: “La Carta di Bolzano su IA ed informazione è un primo tentativo di codificare dei principi deontologici sull’attività giornalistica. “Guida che costituisce la base di un ulteriore studio più approfondito in elaborazione che verrà pubblicato a primavera 2027.”
Info utili per l’accredito:
Per gli ospiti: È necessario accreditarsi inviando una mail a: katya.covolo@senato.it
Per i giornalisti: L’accredito è obbligatorio e deve contenere i dati anagrafici, gli estremi della tessera dell’Ordine professionale, gli estremi del documento di identità e la testata giornalistica di riferimento.
I lavori del convegno saranno trasmessi in diretta streaming al link https://webtv.senato.it e sul canale YouTube del Senato Italiano https://www.youtube.com/user/SenatoItaliano


