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PREVIDENZA E SALUTE

Fondo pensione complementare, eletto nuovo Cda e Collegio Sindaci

Entrano in Consiglio di amministrazione (in ordine alfabetico): Giovanni Dragoni, Alessia Marani, Edmondo Rho, Enrico Romagnoli, Tiziana Stella e Vincenzo Varagona. Sindaci effettivi: Renato Pedullà e Andrea Sbardellati; Sindaco supplente: Giuseppe Chianese.

Concluse le operazioni di voto per il rinnovo della componente giornalistica degli organi amministrativi del Fondo di previdenza complementare dei giornalisti italiani.

Al termine delle operazioni di scrutinio, avvenuto con voto elettronico – comunicano gli uffici del Fondo –, il seggio elettorale ha verbalizzato che sono stati eletti, quali componenti del Consiglio di amministrazione (in ordine alfabetico): Dragoni Giovanni, Marani Alessia, Rho Edmondo, Romagnoli Enrico, Stella Tiziana e Varagona Vincenzo.

Eletti quali componenti del Collegio dei Sindaci: Pedullà Renato e Sbardellati Andrea (Sindaci effettivi) e Chianese Giuseppe (Sindaco supplente).

(Fonte: FNSI)

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PREVIDENZA E SALUTE

Fondo complementare: si vota on line dal 20 al 24 maggio

Fondo previdenza complementare giornalisti: si vota on line, senza interruzioni, dalle 9:00 di venerdì 20 maggio alle 18:00 di martedì 24 maggio. C’è da rinnovare il consiglio di amministrazione e il collegio dei sindaci. Dà diritto al voto l’iscrizione al Fondo alla data del 31 dicembre 2021.

Per tutta la durata delle votazioni si potrà utilizzare l’indirizzo di posta elettronica supporto-eligo@evoting.it per inoltrare richieste di supporto al voto.

Si ricorda che una volta entrati nel sistema di voto bisognerà innanzitutto richiedere il CERTIFICATO ELETTORALE e poi si potrà accedere alla CABINA ELETTORALE, dove si troverà la scheda con l’elenco in ordine alfabetico di tutti i candidati alle cariche di amministratore e di sindaco revisore.

Si potranno indicare 4 (quattro) preferenze per il Consiglio di Amministrazione e 1 (una) sola preferenza per il Collegio dei Sindaci.

Sgv sostiene le candidature espresse dalla maggioranza Fnsi: per il cda, Alessia Marani, Edmondo Rho, Enrico Romagnoli e Vincenzo Varagona; per i revisori, Andrea Sbardellati e Francesco Maria Lupi.

Le altre candidature sono: per il cda, Valerio Boni, Giovanni Dragoni, Marco Lo Conte, Tiziana Stella; per i revisori, Giuseppe Chianese e Renato Pedullà.

Procedura voto online a partire dalle 9:00 venerdì 20 maggio su www.fondogiornalisti.it
1. Codice fiscale e data di nascita e mail per ricevere il certificato elettorale
2. poi ricevuto via mail il certificato, inserisci codice fiscale e numero certificato e poi il cellulare
3. successivamente il codice pin che arriva sul cellulare
4. si inserisce il pin e si può votare

Il nostro welfare
https://assostamparegionali.wordpress.com/2022/04/26/fondo-complementare-il-nostro-welfare/

Info
https://www.fondogiornalisti.it/speciale-elezioni/

(Fonte: Sindacato dei giornalisti del Veneto)

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Inpgi2, prorogato fino al 2024 il programma di welfare con Casagit

Proroga fino al 31 dicembre 2024 per la copertura sanitaria integrativa offerta da Casagit in favore dei 3.200 giornalisti lavoratori autonomi iscritti all’Inpgi che già beneficiano della misura di welfare con rimborso economico del relativo onere a carico dell’Istituto di previdenza. Lo ha stabilito il Comitato amministratore della Gestione separata nella riunione di giovedì 21 aprile 2022.

L’iniziativa – sperimentale e per la durata di un triennio, a far data dal luglio 2019 – era stata avviata con lo scopo di incrementare l’offerta di prestazioni, rispetto alle tipiche tutele previdenziali, in favore degli iscritti alla Gestione separata dell’Istituto, introducendo nuovi strumenti di welfare.

«Lo stanziamento per il finanziamento del programma di assistenza sanitaria integrativa – si legge sul blog InpgiNotizie.it – era pari a 3 milioni di euro annui, per complessivi 9 milioni, ed era idoneo a coprire l’onere della quota di adesione volontaria fissata in 500 euro annui per coloro che avessero deciso di iscriversi alla Casagit. L’iniziativa ha riscosso un alto gradimento da parte dei destinatari, tanto che ad aderire al programma sono stati ben 3.200 giornalisti, rispetto ai 5.394 potenziali beneficiari, che rappresentano il 60 per cento degli aventi diritto».

Tenuto conto che alla data di scadenza del triennio di vigenza del programma non risulta esaurito l’intero stanziamento previsto, e che quindi sono disponibili risorse residue comunque vincolate alle medesime tutele e condizioni per le quali sono state impegnate, il Comitato amministratore ha dunque ritenuto utile continuare ad assicurare il rimborso delle quote di adesione dei colleghi che hanno aderito all’iniziativa varata dall’Inpgi.

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Ex fissa, deliberato il pagamento della rata 2021

Come previsto dal regolamento in vigore, il Comitato di gestione del Fondo ha stabilito l’erogazione, entro il mese di dicembre, della quota di 3.000 euro relativa all’anno in corso a tutti i giornalisti che sono in attesa di percepire l’indennità.

Anche quest’anno – al pari di quanto avvenuto negli ultimi quattro anni – il Comitato di gestione del Fondo ex fissa ha stabilito l’erogazione, entro il mese di dicembre, del rateo di tremila euro lordi, relativo al 2021, così come previsto dal regolamento in vigore, ai circa 2.400 giornalisti in attesa di percepire l’indennità ex fissa.

Tra Fnsi ed Editori prosegue, inoltre, il confronto per individuare soluzioni condivise che possano accelerare la liquidazione di quanto dovuto ai giornalisti in attesa della prestazione.

Si ricorda, infatti, come confermato in più occasioni dalla magistratura in tutti i gradi di giudizio, che non esiste alcuna responsabilità dell’Inpgi nella gestione del Fondo né alcuna rivendicazione può essere promossa nei confronti della Fnsi, in quanto l’obbligo di alimentare il Fondo è esclusivamente in capo agli Editori. (T.d.)

Fonte: FNSI

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Inpgi, conclusi i lavori della commissione tecnica per il riequilibro della gestione sostitutiva dell’Ago

Lo scorso 20 ottobre è giunta a termine l’attività della Commissione Tecnica incaricata di approfondire le misure di riforma volte al ripristino della sostenibilità economico-finanziaria della Gestione previdenziale dell’INPGI sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria.

Tale Gestione, come è noto, presenta una situazione di squilibrio economico imputabile, in particolare, al perdurare nel tempo delle condizioni di crisi del settore editoriale e al processo di contrazione del lavoro giornalistico svolto in forma dipendente per effetto delle trasformazioni del mondo dell’informazione e, più in generale, dei modelli organizzativi del tessuto imprenditoriale che prediligono il ricorso al lavoro autonomo.

La Commissione – istituita dall’art. 67, comma 9-quinquies, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73 e di cui hanno fatto parte i rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Dipartimento per l’Editoria presso la stessa Presidenza del Consiglio, del Ministero del Lavoro, del Ministero dell’Economia e i vertici dell’INPGI – ha avviato i lavori il 7 settembre 2021 concentrandosi, in particolare, nell’analisi di due principali scenari di intervento, valutandone – oltre alle condizioni di fattibilità tecnica – i relativi impatti sui sistemi previdenziali e sulla finanza pubblica.

Il primo scenario è costituito dall’ipotesi di intervento sulla platea degli iscritti alla Gestione previdenziale dell’INPGI, prevedendo l’estensione della competenza assicurativa dell’Istituto anche a tutti i lavoratori occupati presso le aziende operanti nella “filiera” dell’informazione, a prescindere dall’iscrizione all’albo professionale dei giornalisti.

Sulla base di tale ipotesi verrebbero assicurati presso l’INPGI, oltre agli attuali iscritti, quei lavoratori che, a prescindere dalle mansioni svolte, prestano la loro attività presso le imprese editoriali e presso i relativi fornitori di contributi informativi e servizi amministrativi, individuati in base a parametri costituiti dai codici di classificazione ATECO e alle relative attività censite presso il Registro delle imprese.

Le elaborazioni e proiezioni statistico attuariali elaborate al riguardo, basate su una stima di circa 22.000 lavoratori attualmente assicurati presso l’INPS, fanno emergere il ripristino delle condizioni di sostenibilità economico finanziaria della gestione previdenziale nel medio-lungo periodo, anche in presenza di variabili macroeconomiche con un andamento eventualmente peggiore di quello ufficialmente stimato.

La seconda ipotesi presa in esame dalla Commissione ha riguardato, invece, l’eventualità di trasferire all’INPS la funzione previdenziale della Gestione sostitutiva dell’A.G.O. dell’INPGI, prevedendo dei criteri che siano in grado di garantire la tutela delle posizioni giuridiche già maturate dagli iscritti attivi e pensionati.

Lo scenario elaborato, quindi, realizzerebbe un trasferimento di un ramo di attività dall’INPGI all’INPS – comprensivo delle relative risorse strumentali e finanziarie che afferiscono a detto ramo – prevedendo, in via transitoria, un percorso tecnico-amministrativo per la definizione degli aspetti procedurali legati alla transizione delle posizioni previdenziali.

Sono state, al riguardo, approfonditi anche gli aspetti finanziari, che implicherebbero lo stanziamento di apposite risorse a carico del bilancio statale per la copertura dei relativi oneri che l’INPS sosterrebbe a seguito dell’acquisizione della Gestione previdenziale oggetto del trasferimento.

L’INPGI, in tale eventualità, manterrebbe comunque la propria autonomia, continuando a gestire le funzioni di previdenza e assistenza obbligatoria in favore dei colleghi che svolgono la professione in forma autonoma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, attualmente assicurate nell’ambito dell’apposita Gestione separata, istituita ai sensi del dlgs n. 103/96.

In merito ai due scenari descritti la Commissione ha redatto una apposita Relazione, corredata da due ipotesi di relative disposizioni normative attuative degli stessi, che sarà sottoposta – unitamente alla corposa e approfondita mole di documentazione esaminata e prodotta – all’attenzione del Governo per le opportune valutazioni.

“Le conclusioni della Commissione dimostrano il grande lavoro che l’Inpgi ha fatto per proporre una soluzione di sistema e tecnicamente percorribile alla propria situazione di crisi strutturale. Una soluzione – ha detto la Presidente Marina Macelloni – per la quale combatteremo fino all’ultimo. Se la politica sceglierà invece la strada del passaggio parziale all’Inps sappiamo che lo farà con un percorso, frutto di un negoziato difficile e non scontato, il più possibile tutelante degli iscritti e di tutte le loro prerogative. Questo era il nostro dovere di amministratori e penso che lo abbiamo assolto nel migliore dei modi. In ogni caso, l’Inpgi continuerà ad esistere e continuerà ad essere, come è sempre stato, un punto di riferimento fondamentale per i giornalisti”.

Fonte: Inpgi

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Lorusso: ‘Appello Fnsi e Fieg per tavolo permanente su editoria’

“È necessario e urgente intervenire sull’Inpgi, ma ancora di più lo è intervenire in modo organico e complessivo sulla crisi strutturale dell’editoria. Il commissariamento dell’Inpgi, invocato e auspicato da taluni, è inaccettabile perché, nell’immobilismo assoluto sulle altre criticità del settore, significherebbe che il governo vuole commissariare e indebolire l’informazione italiana, assestarle il colpo di grazia. Per questo, anche insieme con la FIEG, il sindacato dei giornalisti ha rivolto un appello al governo per avviare un tavolo permanente per l’editoria”. Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, in un’intervista a Radio Radicale.


“La crisi dell’Inpgi – ha spiegato Lorusso – è la conseguenza della crisi strutturale dell’editoria italiana e del mercato del lavoro. I posti di lavoro persi con uscite volontarie, incentivate e pensionamenti anticipati, sono stati rimpiazzati da lavoro precario, senza diritti. Occorre un tavolo di confronto fra governo e parti sociali per affrontare in modo organico e compiuto, e con la messa a punto di misure strutturali, le criticità della transizione digitale e le storture del mercato del lavoro. Serve una nuova legge dell’editoria. Su questi temi il governo è silente. Nessun provvedimento concreto per contrastare il precariato, il tavolo sull’equo compenso non viene convocato, non si vuole risolvere il problema delle liti temerarie, ma si vuole intervenire sulla previdenza in modo punitivo. Tutto ciò è inaccettabile e rischia di fare il gioco di chi vuole distruggere l’informazione professionale e indebolire i corpi intermedi della società. Questo significa cancellare la democrazia liberale: senza la buona informazione c’è il modello del capo e della folla”.


Nel corso dell’intervista, Lorusso ha parlato anche della necessità di tutelare il lavoro dei cronisti dalle minacce e dalle aggressioni fisiche di criminali e squadristi e dell’importanza del fondo per il pluralismo, che garantisce le voci delle minoranze, di intere comunità e realtà, che svolgono da sempre attività di servizio pubblico, come Radio Radicale.

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Macelloni: Vogliamo estendere le tutele dell’Inpgi, non i privilegi

Di Marina Macelloni

In questo momento l’Inpgi sta pagando più di 2.600 trattamenti di solidarietà e di cassa integrazione, oltre 500 sussidi di disoccupazione e nei prossimi mesi dovrà fare fronte all’uscita per prepensionamento di circa 200 giornalisti. Ogni anno, ormai da un decennio, circa 7mila giornalisti sui 15mila che versano regolarmente i contributi, accedono agli ammortizzatori sociali. La differenza rispetto a quello che accade per tutti gli altri settori industriali è che il costo di questi ammortizzatori sociali è interamente a carico delle casse dell’Inpgi, che è dal 1995 una cassa di previdenza privata interamente sostitutiva dell’Inps per quanto riguarda la previdenza e l’assistenza dei giornalisti iscritti all’ordine: negli ultimi dieci anni quindi lo stato ha risparmiato 500 milioni pagati solo grazie ai contributi e al rendimento del patrimonio della cassa.

Se si vuole parlare del disavanzo dell’Inpgi e delle soluzioni possibili non si può che partire da qui. Il deficit di bilancio dell’istituto non viene da cattiva gestione o da faraonici privilegi che non esistono più dalla notte dei tempi. Viene dalla crisi di un settore industriale, l’editoria, travolto dagli effetti di una digitalizzazione selvaggia e non governata e su cui la politica finora è intervenuta poco e male. Da oltre dieci anni i governi, di qualunque colore, sono intervenuti solo per aiutare gli editori a ottenere stati di crisi. Questa è la proposta dell’Inpgi, presentata e discussa ampiamente dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio che l’ha valutata con grande attenzione. Non siamo noi a chiedere l’aiuto dello stato per «pagare le pensioni e i privilegi dei giornalisti», cioè quello che si paventa nell’articolo pubblicato nell’edizione di Domani di martedì 19 ottobre. Stiamo chiedendo esattamente il contrario: vogliamo continuare a pagare noi le pensioni e gli ammortizzatori sociali dei giornalisti e di tutti i lavoratori della filiera. Stiamo chiedendo alla politica uno sforzo di visione perché pensiamo che l’Inpgi, ancora autonomo e più largo, possa essere un alleato fondamentale per la rinascita del settore.

E tutto ciò, paradossalmente, non ha risolto nessuno dei problemi strutturali del settore. Il costo della transizione digitale, finora, è stato sopportato prevalentemente dai giornalisti: a tutti piace leggere le ultime notizie gratis sul telefonino e a nessuno interessa che questo comporti perdita di posti di lavoro, precarizzazione, conflitti generazionali nelle redazioni e una generale perdita di qualità dell’informazione.

Non si può affrontare il problema della cassa di previdenza, che è a valle di questo sistema, senza contemporaneamente affrontare il tema del sistema editoriale nel suo complesso, delle figure professionali nuove che emergono, dei modelli produttivi, di distribuzione, di fruizione del “prodotto informazione”. Questo giornale, nell’edizione di lunedì 18 ottobre, ha meritoriamente raccontato come i giornali cerchino di incrementare i ricavi trasformandosi in piattaforme di vendita. E questo è solo uno degli esempi di cosa sta succedendo nelle redazioni e che chiunque faccia questo mestiere sperimenta da anni sulla propria pelle.

Da queste riflessioni è nata, non in extremis ma più di quattro anni fa, la proposta di allargamento della platea di contribuenti all’Inpgi, cioè la possibilità di iscrivere all’Istituto anche soggetti non iscritti all’Ordine dei giornalisti ma che svolgono attività contigue a quella giornalistica: se è vero che dal 1995, anno della privatizzazione delle casse, il mondo del lavoro è profondamente cambiato, come fa una cassa di previdenza che vuole restare autonoma ad intercettare questi cambiamenti e a rappresentare e tutelare platee di lavoratori che si trasformano e si evolvono?

La risposta più facile è quella meno convincente e più costosa per le casse dello stato: l’ente non ce la fa, non incassa abbastanza contributi per pagare le pensioni e di conseguenza tutte le prestazioni passano a carico del bilancio pubblico, percorso previsto dal decreto 509 e garantito dall’articolo 38 della Costituzione.

RIFORMARE IL SETTORE

La risposta più complicata ma al tempo stesso più efficace se si vuole cominciare a parlare di riforma dell’editoria è quella di considerare la filiera industriale nel suo insieme e offrire inclusione, rappresentanza previdenziale e tutele, non privilegi, a tutti i lavoratori coinvolti nel processo di ideazione, elaborazione e produzione dei nuovi prodotti editoriali.

Questa è la proposta dell’Inpgi, presentata e discussa ampiamente dalla commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio che l’ha valutata con grande attenzione. Non siamo noi a chiedere l’aiuto dello stato per «pagare le pensioni e i privilegi dei giornalisti», cioè quello che si paventa nell’articolo pubblicato nell’edizione di Domani di martedì 19 ottobre. Stiamo chiedendo esattamente il contrario: vogliamo continuare a pagare noi le pensioni e gli ammortizzatori sociali dei giornalisti e di tutti i lavoratori della filiera. Stiamo chiedendo alla politica uno sforzo di visione perché pensiamo che l’Inpgi, ancora autonomo e più largo, possa essere un alleato fondamentale per la rinascita del settore.

Se la politica e gli apparati tecnici dello stato, in nome dell’universalismo delle prestazioni, non avranno il coraggio di percorrere questa strada appesantiranno i conti pubblici e perderanno l’ennesima occasione per riformare un settore industriale che sta morendo.

Editoriale di Marina Macelloni, presidente Inpgi, apparso sulle pagine di Domani, il 23 ottobre 2021.

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INPGI 2: esonero parziale anche per contributo soggetivo per 2020

Termine al 31 ottobre 2021 per il versamento della contribuzione integrativa, di maternità e delle altre somme per le quali non è previsto alcun beneficio

Il Comitato amministratore della Gestione separata, nella riunione del 21 settembre 2021, ha adottato un provvedimento di indirizzo agli Uffici con il quale sono state definitivamente chiarite alcune modalità operative finalizzate all’applicazione dei benefici previsti in tema di esonero parziale del contributo soggettivo dovuto dagli iscritti.

Il provvedimento, che trae origine dalle disposizioni di cui all’art. 1, comma 20, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021) – che prevedono l’istituzione di un Fondo per l’esonero dai contributi previdenziali  per il 2021 dovuti, tra gli altri, anche dai professionisti con cassa previdenziale – è intervenuto a seguito dell’emanazione, lo scorso 28 luglio 2021, di un apposito Decreto interministeriale attuativo e della successiva Nota del Ministero del lavoro del 29 luglio 2021, con i quali sono stati forniti importanti chiarimenti in ordine all’ambito oggettivo di efficacia dell’agevolazione contributiva.

In particolare, fermi restando gli altri requisiti e condizioni per l’ammissione al beneficio (qui riportati in dettaglio) è emerso che l’esonero riguarda le sole somme dovute a titolo di contributo soggettivo con scadenza di versamento entro l’anno 2021 – sia per quanto riguarda, quindi, il contributo soggettivo minimo per l’anno 2021 che di quello dovuto a saldo per il 2020 – con esclusione invece delle somme riferite al contributo integrativo e di maternità.

La norma della legge finanziaria, inoltre, prevede che la misura effettiva del beneficio – che non potrà in ogni caso essere superiore all’importo di 3.000 euro pro-capite – sarà determinata con apposito Decreto Ministeriale, sulla base delle domande complessivamente presentate entro la scadenza del 31 ottobre 2021.

In considerazione di ciò, a rettifica di quanto deciso dall’ente prima dell’emanazione della norma attuativa, il Comitato – ferma restando la scadenza regolamentare del 31 ottobre 2021 per il pagamento della contribuzione a saldo per l’anno 2020 – ha previsto:

  • la facoltà – per gli iscritti che presentino o abbiano presentato l’apposita domanda di esonero contributivo –  di sospendere il versamento della quota di contributo soggettivo a saldo fino al limite complessivo di 3.000 euro, comprensivo dell’eventuale importo non versato a titolo di contributo soggettivo minimo per l’anno 2021;
  • che gli iscritti che si avvalgono della predetta facoltà – nel caso in cui l’importo non versato risultasse successivamente complessivamente superiore a quello effettivamente spettante a titolo di esonero, così come stabilito dall’apposito decreto ministeriale – potranno  versare senza maggiorazioni le somme dovute a conguaglio, a condizione che il pagamento delle stesse venga effettuato entro i 30 giorni successivi alla pubblicazione del decreto in questione;
  • è stato concesso, infine, agli iscritti che non hanno versato, entro lo scorso 31 luglio, le somme dovute a titolo di contributo minimo integrativo e di maternità per l’anno 2021, di poter procedere al pagamento dei predetti contributi, senza aggravio di maggiorazioni, a condizione che il versamento di quanto dovuto intervenga entro il termine del 31 ottobre 2021.

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare l’apposita Circolare esplicativa pubblicata dagli Uffici.

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Inpgi2: definite modalità per l’esonero parziale dei contributi

Con la pubblicazione ufficiale del Decreto Ministeriale del 17 maggio 2021, avvenuta lo scorso 28 luglio, sono state definite le modalità operative per la fruizione dell’esonero parziale dei contributi dovuti per l’anno 2021 dai colleghi liberi professionisti iscritti alla Gestione separata, previsto dall’art.1, commi 20-22 della legge di bilancio per il 2021.

L’esonero, così come specificato con nota del Ministero del Lavoro dello scorso 29 luglio, riguarda le somme dovute a titolo di contributo soggettivo (sia contributo minimo 2021 che saldo 2020) la cui scadenza di pagamento ricada nell’anno 2021. Non sono comprese nell’agevolazione, quindi, le somme da versare a titolo di contributo integrativo e di maternità.

La misura – che rientra tra gli interventi disposti dal Governo per contenere gli effetti negativi, sul piano economico, determinati dalla situazione di emergenza da Covid-19 – è riservata agli iscritti che nell’anno 2019 abbiano conseguito un reddito professionale annuo non superiore a 50.000 euro e che, nel corso dell’anno 2020, abbiano subito una riduzione del fatturato e dei compensi di almeno il 33% rispetto all’importo del 2019.

A prescindere da tale requisito, inoltre, possono beneficiare dell’esonero parziale anche i colleghi che abbiano avviato l’attività nell’anno 2020. Al contrario, sono esclusi dall’esonero tutti coloro che hanno iniziato l’attività nel 2021. Sono, altresì, esclusi dal beneficio tutti coloro che, nell’anno 2021, siano titolari di un trattamento di pensione o che abbiano svolto attività di lavoro dipendente.

Per poter beneficiare dell’esonero parziale, i colleghi in possesso dei requisiti previsti dovranno presentare all’INPGI – a decorrere dalle ore 10:00 del prossimo 23 agosto e fino alle ore 24:00 31 ottobre 2021 – una apposita domanda predisposta su un modulo in formato telematico on line, compilabile esclusivamente accedendo all’ area riservata agli iscritti del sito www.inpgi.it utilizzando le proprie credenziali.

Coloro che non siano in possesso di credenziali attive o che le abbiano dimenticate potranno dotarsi di nuove credenziali seguendo la procedura descritta al seguente link.

Per quanto riguarda la misura dell’esonero parziale – per la quale la legge di Bilancio ha stabilito comunque un tetto massimo individuale di 3.000 euro – l’importo effettivo spettante a ciascun richiedente sarà definito solo a seguito dell’emanazione di un nuovo Decreto ministeriale che suddividerà le risorse stanziate tra tutti gli Enti previdenziali privatizzati dei professionisti, in base alle relative domande presentate. Gli importi definitivi, quindi, saranno riparametrati dal Ministero in misura proporzionale tra tutti i beneficiari e successivamente comunicati dall’Istituto agli aventi diritto.
Pertanto, sia ai fini della fruizione che della quantificazione della misura dell’esonero, non avrà alcuna rilevanza l’ordine di presentazione delle domande, purchè venga rispettato il termine di invio del 31 ottobre 2021.

Una volta che gli uffici avranno esaminato le istanze, l’eventuale rigetto sarà comunicato agli interessati entro il 15 novembre 2021.

(Fonte: InpgiNotizie)

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La Cassazione: chi svolge attività giornalistica deve essere iscritto all’Inpgi

L’iscritto all’Ordine dei giornalisti che svolge attività giornalistica in un ufficio stampa, non importa se di un ente pubblico o di un privato, deve essere iscritto all’Inpgi. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione in una recente sentenza, come riporta il blog a cura dell’Istituto, Inpginotizie.it.

Intervenuta sul ricorso proposto da una Asl che aveva contestato il verbale ispettivo dell’Inpgi con il quale erano stati richiesti contributi previdenziali per due giornalisti dipendenti dell’azienda sanitaria, denunciati ad altro ente, la Suprema Corte ha ribadito, inoltre, che ai fini dell’iscrizione alla Cassa previdenziale non conta il contratto di lavoro applicato, quanto le mansioni effettivamente svolte.

«La Corte – si legge sul InpgiNotizie – dopo aver ricostruito la storia dell’assicurazione previdenziale Inpgi sotto il profilo normativo, giunge alla conclusione che l’attività svolta dagli iscritti all’Albo presso gli uffici stampa non può che essere giornalistica. Con la decisione in questione sono stati enunciati due principi di diritto fondamentali: “deve essere considerata giornalistica l’attività svolta nell’ambito dell’ufficio stampa di cui alla L. 150/2000 per il quale il legislatore ha richiesto il titolo dell’iscrizione all’albo professionale e previsto un’area speciale di contrattazione con la partecipazione delle OO.SS. dei giornalisti”; e “in presenza di svolgimento di attività giornalistica l’iscrizione all’Inpgi ha portata generale a prescindere dalla natura pubblica e privata del datore di lavoro e dal contratto collettivo applicabile al rapporto”».

In particolare, si rimarca ancora da via Nizza, «va sottolineata la valenza del secondo principio, in quanto si riafferma ciò che da anni l’Istituto persegue costantemente con la sua attività amministrativa, ispettiva e legale e cioè assicurare il corretto adempimento contributivo nei confronti dell’Inpgi da parte di qualsiasi datore di lavoro che abbia alle proprie dipendenze giornalisti che svolgono attività giornalistica».

(Fonte: FNSI; Fotografia: Sergio D’Afflitto, CC wikimedia)